DALLA TUTELA ALLA VALORIZZAZIONE: INFRASTRUTTURE E SINERGIE PER SALVARE IL NOSTRO PETROLIO

Breve viaggio in due puntate nel nostro patrimonio artistico/2

Nella prima parte dell’indagine abbiamo affrontato i nodi legati all’inadeguato utilizzo di Fondi Ue nell’ambito della salvaguardia del patrimonio artistico italiano. Ma sembra che qualcosa si stia muovendo verso una nuova direzione. Cambia il vento?
Il ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini ha spiegato poco tempo fa a Bruxelles che le risorse a disposizione del Piano Operativo Nazionale (Pon) Cultura 2014-2020 ammontano a 450 milioni di euro, di cui 361 milioni a valere sui Fondi strutturali europei. Obbiettivo del Pon è, secondo il ministro, quello di «ampliare diversificare l’offerta culturale e turistica italiana», coniugando l’esigenza di tutelare il patrimonio e il paesaggio con la promozione del turismo “attento e consapevole”. Torniamo a sentire l’archeologo Manlio Lilli (nella foto): un sogno che diventa realtà? «Questa è una buona cosa, significa che si sta predisponendo un’azione a livello nazionale. Sono stati scelti siti nelle regioni più “disastrate”, sia economicamente che culturalmente che probabilmente avrebbero avuto poche possibilità di ottenere fondi. Ciò significa che faranno parte di un disegno organico e questo è fondamentale perché il progetto funzioni. Ma per avere risultati concreti  bisogna poi passare alla fruizione. Se rimangono prive di contestualizzazione, se non viene creato intorno al parco restaurato o al museo riaperto qualche supporto, i fondi spesi saranno persi per sempre. Verranno invece ben spesi se si creeranno intorno un minimo di infrastrutture e se si forniranno più informazioni possibili sul luogo: dove dormire, cosa fare, cosa vedere in quella zona. Basta con le cattedrali nel deserto. L’amministrazione locale deve essere lungimirante e strategica, cosa che a Pompei continua a mancare».

La prima novità del Pon sarà l’attenzione nei confronti dei siti meno celebri delle Regioni Convergenza, spesso privi delle risorse necessarie alle attività di manutenzione, restauro, valorizzazione. Tra queste La Reggia Carditello in Campania, il Castello di Carlo V in Puglia, il Parco Archelogico di Sibari in Calabria e il Casello di Melfi in Basilicata. Circa 100 milioni di euro andranno invece ai progetti infrastrutturali strategici di grandi dimensioni, cofinanziati anche dal Fondo sviluppo e coesione che potranno funzionare come grandi attrattori culturali: Brera, Uffizi, villa Adriana sono alcuni fra loro. Sembra un obbiettivo allettante: nuovi posti di lavoro e potenzialità per il futuro? «Certamente – risponde Lilli – bisogna mettere tutto a regime creando una rete fra loro. A Sibari per esempio ci sono tante cose da vedere, piccoli gioielli sconosciuti: la tutela non va disgiunta dalla valorizzazione. Se creo vicino a una villa romana un book shop, organizzo concerti, proiezioni di film o mostre di artisti modernissimi che valorizzano le strutture antiche ( e viceversa),  tutelo e contemporaneamente valorizzo l’area. La cultura crea indotto e lavoro. È innegabile».

Last but not least, il Pon potrebbe destinare risorse al finanziamento Art Bonus, il credito di imposta del 65% per le donazioni a sostegno della cultura previsto dalla legge n°106/2014. Chiediamo ancora all’archeologo quanto l’European Heritage Label (Marchio per il Patrimonio Europeo, argomento del quale si è già occupato Ideealcubo qualche tempo fa) può funzionare e intervenire nel rilancio e nella salvaguardia dei nostri Beni Culturali.  «Il Marchio per il patrimonio europeo – secondo Lilli – dovrebbe essere il focus della questione. L’Italia è uno dei Paesi al mondo con più siti Unesco, e questo è significativo, ma ai nostri siti dovremmo dare una connotazione più europea, meno locale, creare e diffondere la rete del patrimonio ignoto ai più. Questo marchio va utilizzato molto di più per rendere appetibili ai finanziatori privati, solitamente attratti dai grandi monumenti dai quali hanno un ritorno d’immagine, anche le opere “minori”. Se si riesce a far investire un imprenditore locale su di un monumento regionale, si ottiene un effetto domino e di amplificazione: rendi famose piccole ma bellissime cose. Il problema è che le politiche culturali hanno bisogno di ampio respiro, e a oggi questo non c’è stato. Serve una mappatura per promuovere queste iniziative che in Italia nessuno sostiene, ma che all’estero piacciono. Marino l’ha fatto con Roma, va fatto ora per tutti i centri. L’European Heritage Label – conclude Lilli –  è una grande opportunità per creare un circuito capace di attrarre investimenti a tutti i livelli dal Colosseo all’anfora. Siamo in Europa usiamo ciò che l’Europa può darci».

JACQUELINE RASTRELLI

27 ottobre 2014

Write the message

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>