VIAGGIO A MATERA, TRA SOSTENIBILITA’ E SLANCIO CULTURALE

Mariateresa Cascino, cofondatrice del WFF, racconta la rinascita della sua città

 

A nove mesi dalla nomina di Matera come capitale europea della cultura, torniamo nella città dei Sassi con un viaggio in due puntate per vedere a che punto è il percorso di avvicinamento all’appuntamento e per comprendere meglio quale siano i fattori che hanno portato al “modello Matera” e al recupero del suo patrimonio architettonico e urbanistico.

In questa prima parte, abbiamo sentito Mariateresa Cascino, una professionista della comunicazione, materana doc, tra i protagonisti del movimento culturale che sta vivacizzando la città. È anche cofondatrice del Women’s Fiction Festival – di cui è responsabile organizzazione, comunicazione e relazione esterne – che ogni anno, a settembre, riunisce in un congresso internazionale, scrittori, editori e agenti letterari. Con lei abbiamo cercato di capire come sia iniziata la trasformazione e la rinascita della città e quale impatto abbia avuto la designazione dello scorso ottobre.

«Il cammino è stato lungo e complesso. Un percorso graduale, costruito con un grande lavoro scientifico e di progettazione, in cui una squadra internazionale, in collaborazione con la comunità locale e con tutti gli attori attivi sul territorio, ha lavorato a quel dossier che è stato in grado di dare la risposta più adeguata alla domanda di futuro proveniente dal basso, portando alla scelta di Matera, con tutto il suo apparato storico-architettonico e artistico».

Tra le istanze individuate, c’era anche la sostenibilità ambientale ed economica. Cascino, a questo proposito, porta un esempio concreto: «Matera, in passato, era stata caratterizzata dall’usanza del riciclo delle acque, che con il loro riuso riduceva gli sprechi. Il dossier, con cui la città ha ottenuto la nomina, ha amplificato questa tradizione di economia sostenibile, che è sempre stata la caratteristica comune di tutte le attività gestite dall’uomo dalle nostre parti». Un altro elemento su cui si è puntato è «lo sfruttamento delle risorse endogene, legate all’antropologia e alle peculiarità delle risorse stesse, come nel caso dell’artigianato artistico, per il quale è stata pensata un’open design school, o del Museo demoetnoantropologico, a infrastruttura zero, che raccoglie le memorie sotto forma di supporti digitali».

Nel 1993 Matera viene inserita nella lista Unesco dei Patrimoni dell’Umanità, nel 2014 è la volta della designazione europea come capitale della cultura per il 2019, insieme con la bulgara Plovdiv. Due traguardi importanti arrivati dopo gli sforzi per risanare un patrimonio degradato, abbandonato e dimenticato come erano i Sassi, già negli ultimi due secoli e in particolare dal secondo dopoguerra. «Negli anni la città ha vissuto importanti trasformazioni, i Sassi sono stati ristrutturati e recuperati, alcuni in modo sapente, altri in maniera più sciatta, altri devono ancora essere risanati. La trasformazione è ancora in atto e si dovrà guardare anche alla periferia, perché non possiamo pensare di puntare soltanto sulle capacità attrattive del centro antico. Matera è e dovrà essere un laboratorio in continua evoluzione».

Ma come la mettiamo con il sostanziale isolamento infrastrutturale della città, che rende complicato l’arrivo dei visitatori? «Si dovrà andare a colmare il gap esistente, anche se non siamo né i primi né gli ultimi. Comunque, si sta lavorando per implementare e integrare l’esistente. E, poi, visto che il turismo è cresciuto del 13 per cento e rispetto ad altre città abbiamo più visitatori in assoluto e più permanenze, alla fine questa situazione ci preserva, perché il turismo di massa noi non potremmo sostenerlo. Dobbiamo puntare su un turismo di nicchia, di qualità, culturale».

Quale bilancio si può fare dei mesi successivi alla designazione di Matera? «C’è stato un cambio nell’amministrazione e il passaggio dal Comitato alla Fondazione, dunque, l’assestamento è fisiologico. Tuttavia, si sta lavorando per poter rispondere al nuovo check-up che la Commissione europea verrà a fare a settembre. Siamo in attesa di vedere quali decisioni verranno prese in accordo tra Regione, Fondazione e Comune. C’è tutta la volontà di portare avanti il lavoro come pianificato, nella speranza che nessuno si metta di traverso».

ROSALINDA CAPPELLO

28 luglio 2015

 

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