VALENTINI: «LA VERA SFIDA PER NOI ARCHITETTI? ASSOLVERE ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE»

Intervista con Francesco Valentini

A pochi giorni dall’appuntamento del 24 gennaio, per la nuova tappa di “Un caffè con l’architetto” che questa volta si svolgerà ad Ancona, l’architetto Francesco Valentini, tra i professionisti che parteciperanno all’incontro, dà il proprio contributo al dibattito promosso da Idee al cubo sulle sfide del momento attuale.

Quali sono le difficoltà e le sfide con cui deve misurarsi quotidianamente un professionista del suo settore?
Sfida, questo è il termine che meglio descrive il periodo che stiamo attraversando ormai da diversi anni. La parola difficoltà, ha un’aura negativa che a me non piace. Sono stato educato a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e a rimboccarmi le maniche. Sono certo che in questo momento storico – se vissuto seriamente, ognuno per le proprie responsabilità e competenze, con l’amore per quello che si fa – la crisi può diventare un’opportunità. Quello di architetto credo che sia uno dei mestieri più difficili da svolgere. Si ha a che fare prima di tutto con la gente, con la psicologia della persona. In un certo senso, il nostro lavoro è prima di tutto “maieutica”, “tirar fuori” dal cliente i propri bisogni, desideri, sogni e aspettative. Come direbbe Donatella Caprioglio, docente di psicologia all’Università di Parigi, “…la casa è una rappresentazione di noi stessi e ha un valore protettivo… aiutare le persone a fare una casa è una grande opportunità; la casa è infatti la rappresentazione del nostro interno e di un’identità, di un luogo dove star bene… Abitare una casa significa abitarsi… può essere un’occasione per conoscersi”. L’architetto è il primo ad avere chiaro che il senso del suo lavoro è innanzitutto la ricerca del segreto recondito dentro ogni piega della realtà, il quale una volta scovato può essere liberato attraverso il suo progetto. Così l’architettura, da premesse intime, di ascolto e strettamente legate al progettista, assume caratteri universali e può davvero assolvere la responsabilità sociale che da sempre le è riconosciuta. Questa è davvero una grande sfida.

Come rilanciare la professione? Che cosa dovrebbe fare la politica? Gli ecobonus e le detrazioni fiscali per l’adeguamento antisismico degli edifici sono misure sufficienti per rilanciare il comparto o dovrebbe essere fatto di più? Se sì, che cosa?
Portali e iniziative come quella di Idee al Cubo, sono un grande e potente strumento per generare trame di rapporti e opportunità lavorative. La domanda incontra l’offerta, il cliente incontra l’architetto con il supporto delle aziende. Già da anni paesi europei e resto del mondo istituiscono eventi e premi per giovani architetti come noi, alla ricerca di nuovi talenti e creano opportunità di lavoro concrete, dando spazio ai giovani meritevoli. Da questo punto di vista, in Italia e maggiormente nella piccola realtà provinciale come la nostra (marchigiana, ndr), la situazione è abbastanza statica, ma iniziative come queste lasciano ben sperare. Quanto alla politica… C’è una domanda di riserva? Ci auguriamo che la situazione possa evolversi positivamente e che possa esserci un cambio di direzione, divenendo sempre più lo strumento per raggiungere il bene comune. Certamente con piano casa, ecobonus e detrazioni fiscali siamo a buon punto, soprattutto nell’ottica di incentivare sempre più interventi su tessuto urbano ed edilizio esistente, con lo scopo di restituire un’identità ai centri storici oramai perduta decenni fa. Bisogna comunque fare di più, snellire la normativa e allentare il nodo della burocrazia.

Nel panorama attuale, il ruolo dell’Ordine è adeguato? Che cosa dovrebbe fare per intervenire in maniera più incisiva per salvaguardare la professione e la professionalità dei suoi iscritti?  
Come nella politica, così l’Ordine sembra essere poco incisivo sui temi caldi e sulle questioni prioritarie. Ci auspichiamo che vengano sempre più coinvolti i giovani e che questo possa essere propulsore per un cambiamento.

Il presidente Freyrie ha auspicato il rilancio della proposta di legge sulla qualità dell’architettura, che premierebbe la realizzazione delle opere pubbliche attraverso concorsi di progettazione o di idee, aprendo in tal modo ai giovani la strada del mercato della progettazione dalla quale oggi sono esclusi. Pensa che un concorso sia sufficiente per aprire la strada e risolvere i problemi dei giovani architetti?
Se fatto in maniera trasparente, senza porre barriere all’ingresso, allora possono certamente essere una strada. Troppe volte ci siamo visti escludere, o non poter partecipare in gare dove i requisiti sembravano studiati ad hoc per qualcuno. Troppe volte ci vediamo scavalcare da altri, solo perché siamo giovani. Contiamo che anche in questo senso venga dato un segnale forte e che la proposta di legge non rimanga tale.

 

ROSALINDA CAPPELLO 

22 gennaio 2015

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