UN MARCHIO DEL PATRIMONIO PER IMPARARE AD AMARE DI PIÙ L’EUROPA

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L’istituzione del marchio europeo per rinsaldare lo spirito unitario del Continente

Mai come oggi, dal dopoguerra, l’Europa appare acciaccata, minata dalla crisi economico-finanziaria, dal crollo verticale di fiducia dei cittadini degli Stati fondatori dell’Unione verso le sue istituzioni, oltre che dalla polveriera russo-ucraina che minaccia di coinvolgerla e davanti alla quale si mostra impotente. Zoppicante com’è, la creatura nata dai Trattati di Parigi e di Roma del 1951 e del 1957, tra qualche giorno, dovrà fare i conti con il responso delle urne che porteranno al rinnovo del Parlamento europeo.

All’impopolarità che la pervade a più livelli, fanno da contraltare alcuni progetti miranti a rinsaldare lo spirito unitario del Continente.

L’istituzione del Marchio del patrimonio europeo è uno di questi. Apparso nel 2006 come iniziativa intergovernativa che raggruppava diciotto Stati membri, tra cui l’Italia, è un’azione comunitaria, approvata dal Parlamento e del Consiglio Europeo, che intende valorizzare il patrimonio culturale comune e migliorare la conoscenza reciproca fra i cittadini europei, contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza all’Unione e a promuovere il dialogo interculturale.

L’iniziativa si propone anche di facilitare l’accesso al patrimonio culturale degli Stati che ne fanno parte e di valorizzarne la dimensione europea, favorendo la creazione di reti fra i vari siti interessati, allo scopo di favorire uno scambio di esperienze e di buone pratiche.

Il Marchio viene attribuito a quei luoghi che hanno concorso allo sviluppo della storia e della cultura europee e alla costruzione dell’Unione Europea, per aver ospitato eventi, personaggi o movimenti che hanno avuto un ruolo nella formazione dello spirito europeista.

L’iniziativa ha un valore simbolico ed educativo, destinato soprattutto ai giovani – a differenza del riconoscimento elargito dall’Unesco che mira invece alla tutela del patrimonio artistico-culturale delle aree beneficiarie. L’ottenimento del Marchio, infatti, non è legato alla conservazione dei siti in senso stretto, ma alla loro promozione, all’accesso, alla qualità delle informazioni offerte su di essi e delle attività organizzate.

Tuttavia, al di là della concreta riuscita di questo progetto – ovvero di riuscire appassionare anche i cittadini più scettici a questa istituzione che non sempre è riuscita a farsi amare per via di certi suoi veti, ottusità e limiti – l’attesa è che, al pari del riconoscimento Unesco, il Marchio possa, con i suoi parametri da rispettare per mantenere la definizione di “patrimonio europeo”, permettere e garantire la valorizzazione dei territori coinvolti.

I criteri di selezione, infatti, prevedono la garanzia di una buona gestione del sito, la sua preservazione affinché sia tramandato alle generazioni future, l’impiego di strumenti di accoglienza appropriati e qualitativamente validi – come la presentazione storica, le informazioni ai visitatori, la formazione del personale e la segnaletica – un accesso al sito per il più ampio pubblico possibile, la sua promozione come destinazione turistica sostenibile e una sua gestione che tuteli l’ambiente. Se tali parametri, ai periodici controlli risulteranno non rispettati, la Commissione europea potrà ritirare il Marchio.

La scelta dei siti avviene sulla base delle segnalazioni di un gruppo di esperti europei indipendenti che possono scegliere al massimo un luogo per ogni Paese membro, il quale a sua volta può candidarne due per tornata. Sarà quindi la Commissione europea a designa quelli meritevoli del Marchio. In Italia le aree già selezionate all’epoca dell’iniziativa intergovernativa sono le case dei musicisti Puccini a Lucca, Rossini a Pesaro, Verdi a Roncole. Ma anche la dimora natale di Alcide De Gasperi a Pieve Tesino, il Campidoglio a Roma e Ventotene, nel Lazio meridionale. Quest’ultima è l’isola dove Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, antifascisti al confino negli anni ’40, con le loro discussioni a cui presero parte anche altri confinati, dettero vita al cosiddetto Manifesto di Ventotene: Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto – che è il primo documento ufficiale considerato testo fondante dell’Unione Europea, perché promuove la necessità di istituire un’unione europea di tipo federalista, con una moneta unica europea, un esercito unico europeo e una politica estera unica europea. Nel gennaio del 2014 sono scaduti i termini che avrebbero permesso di nuovo anche all’Italia di presentare nuove candidature. E a oggi non è dato sapere quali siano. Nessuna traccia sul sito www.marchiopatrimonioeuropeo e nessuna risposta ricevuta dai contatti indicati online. Vigileremo e vi terremo informati…

Rosalinda Cappello
10 maggio 2014

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