TROPPI ARCHITETTI, POCHE OPPORTUNITÀ E TANTO SFRUTTAMENTO

l punto di vista del giovane professionista Lucio Biagio Carloni

Lucio Biagio Carloni è un architetto trentenne campano che vive e lavora a Milano dove ha conseguito la laurea in architettura al Politecnico.
Con lui – che ha collaborato al progetto che nel 2009 ha ottenuto una menzione d’onore al Concorso Internazionale di Progettazione “Europan 10”, rivolto a migliaia di giovani architetti europei chiamati a elaborare nuove proposte in grado di affrontare le numerose problematiche urbane di tutta Europa – abbiamo parlato della situazione dei giovani professionisti in Italia che, seppur qualificati, rimangono alle porte della professione senza poter diventare protagonisti come vorrebbero. Carloni, che si occupa principalmente d’interni con uno sguardo attento all’architettura eco-sostenibile, è l’ultimo, in ordine di tempo, tra gli architetti che hanno aderito al progetto di Idee al Cubo. Autore di una tesi sperimentale di indirizzo tecnologico dal titolo “Una casa piccola autocostruita”, ci ha parlato anche delle case autocostruite, una pratica che collega le popolazioni dei Paesi in via di sviluppo agli abitanti dei Paesi più industrializzati e moderni come Stati Uniti e Paesi Bassi. Se le prime vi ricorrono tradizionalmente per ragioni di povertà materiale e per queste altre, l’autocostruzione è sempre più spesso una scelta etica che guarda al risparmio energetico, al rispetto della natura, a una maggiore accessibilità scevra dalle regole del mercato edilizio convenzionale, alla riscoperta delle tecniche tradizionali.

In Occidente, di autocostruzione in edilizia, dopo le esperienze degli anni Settanta, si è tornato a parlare sempre più spesso negli ultimi anni. Quali sono i vantaggi che offre una scelta di questo tipo?
Costruirsi un’abitazione da soli è un ottimo metodo per realizzare una casa in economia, rendendola accessibile a tutti. Del resto, la storia ci mostra come, nonostante le possibili avversità che si presentavano nella vita di un uomo del passato, con comuni materiali del posto e con un’adeguata organizzazione si può arrivare a realizzare un’abitazione autosufficiente e igienicamente adeguata per poterci vivere. L’autocostruzione permette di risparmiare non solo in manodopera ma anche in materiali, prendendo quelli disponibili sul luogo piuttosto che ricercarne a centinaia di migliaia di chilometri. Ci sono svariate metodologie e caratteristiche da cui prendere spunto per realizzare una costruzione da sé, seguendo dei progetti. L’uso, poi, di tecnologie e architetture sostenibili, privilegiando l’impiego di materiali a basso impatto ambientale, permette risparmio energetico, comfort in-door e salvaguardia dell’ambiente.

A proposito di risparmio di risorse, quanto è importante il recupero del patrimonio edilizio esistente?
Molto. L’Italia ne è un esempio, grazie ai suoi edifici storici che vengono recuperati, anche se ciò non accade sempre, come è avvenuto negli ultimi anni in città come Milano dove si è preferito demolire piuttosto che recuperare. Sarebbe meglio invece riqualificare piuttosto che buttare giù e ricostruire un nuovo edificio. Certo, costruire ex novo permette di realizzare costruzioni all’avanguardia sul fronte del risparmio energetico e un risparmio economico rispetto al recupero di un edificio storico, che richiede manodopera specializzata e quindi più costosa. Tuttavia, i valori storici e culturali di un edificio storico hanno un valore incommensurabile e non trascurabile. A Milano sono stati abbattuti edifici in abbandono ma con un valore storico indiscutibile per costruire centri commerciali e negozi, in nome di interessi parziali economici, in nome del fatturato che spinge a sacrificare ciò che invece ha un valore e un’utilità per la comunità. Si preferisce costruire un negozio piuttosto che adibire una dimora storica a museo.

Quali sono le difficoltà che incontra chi vuole intraprendere la professione di architetto?
Il problema principale è rappresentato dall’esubero di architetti, un numero diventato smisurato negli ultimi anni a causa di un’eccessiva facilità di conseguimento del titolo, favorita dalle lauree triennali. C’è, poi, la burocrazia che complica le cose rendendo esoso l’avvio dell’attività, insostenibile soprattutto per un giovane agli inizi che si trova di fronte a una serie di spese quasi impossibili da affrontare.
E non ci sono meno ostacoli nell’inserimento in uno studio già avviato, perché lì si tende a sfruttare i giovani, magari facendoli lavorare senza retribuzione e dopo un po’ sostituendoli con i nuovi arrivati. Questo vuol dire non investire sui giovani professionisti, sulla loro formazione e non dare loro la possibilità di crescere e di rendersi indipendenti.

Come bisognerebbe ripensare la professione per rilanciarla e per dare maggiori opportunità a chi si appresta a iniziare l’attività?
In primo luogo, dando fiducia. Nessuno gli si affida completamente perché pensa che siccome è giovane allora non è abbastanza maturo o preparato per affrontare un certo tipo di lavoro, mentre all’estero un coetaneo trentenne-quarantenne è un architetto già affermato che progetta palazzi e grattacieli. Bisognerebbe anche fornire strumenti a chi è alle prime armi per farsi conoscere: Internet, oggi, rappresenta un’importante vetrina per pubblicizzare i lavori realizzati da un giovane architetto, o anche per fare sì che un giovane, che ha realizzato una bellissima tesi di laurea, non rimanga soltanto uno studente brillante ma senza opportunità lavorative.

ROSALINDA CAPPELLO

27 aprile 2015

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