SULLE PENDICI DELL’ETNA, IL RISPARMIO E IL COMFORT SONO DI CASA

Nate in Svezia, arrivano in Sicilia le abitazioni a energia passiva

La Sicilia, si sa, da sconfinate generazioni è maestra in fatto di progettazioni architettoniche di pregevole fattura e valore artistico. Oggi, è anche primatista in quella che può essere definita banalmente la “saggia” architettura, ovvero la tendenza a sperimentare tecniche e interventi sempre nuovi, nel rispetto delle caratteristiche estetiche, storiche e ambientali di un territorio, ma con un approccio più culturale, una visione olistica e sistemica, il più ampia possibile, del rapporto “costruzione uomo-natura” che, con l’attenzione particolare nei confronti di quest’ultima e l’utilizzo conseguente di materiali eco-sostenibili, porta a considerare gli edifici non solo come nuclei abitativi o rifugi, ma come elementi di vita e di godimento dello spirito.

A testimoniarlo, la prima struttura certificata “Casaclima” della Regione Sicilia (un metodo di certificazione energetica degli edifici presentato nel 2002 in ottemperanza a quanto stabilito, a seguito del protocollo di Ky?to, dalla Comunità europea con Direttiva Cee 2002/91), inaugurata pochi mesi fa a Mascalucia, piccolo comune sulle pendici dell’Etna.  L’edificio, una residenza unifamiliare, è stato progettato da Carmelo Sapienza, ingegnere, consulente energetico Casaclima, e dall’architetto Pina Giovanna Capace seguendo il protocollo “PassivHaus” (Casa Passiva) facente parte del progetto europeo PassREg (Passive house regions with renovable energies), volto a incentivare la diffusione degli edifici a bassissimo impatto energetico sul territorio.

Ma cosa si intende per “casa passiva”? «È una casa normalissima – sottolinea Sapienza – la cui peculiarità principale consiste nel rispondere a due requisiti essenziali: l’esigenza di comfort per chi vi abita e l’osservanza dei criteri di compatibilità ambientale ed efficienza energetica attraverso l’uso di energie rinnovabili». Nate in Svezia e poi gradualmente diffuse in Austria, Germania e Olanda, queste abitazioni (nel futuro prossimo standard di costruzione obbligatoria per tutti gli edifici) sono in grado di assicurare il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento convenzionale, ossia caldaie, termosifoni o sistemi analoghi, e sono dette “passive” perché la somma degli apporti passivi di calore dell’irradiamento solare trasmessi dalle finestre e del calore generato internamente all’edificio da elettrodomestici e dagli occupanti stessi sono quasi sufficienti a compensare le perdite della struttura durante la stagione fredda. L’energia necessaria a pareggiare il bilancio termico dell’edificio è fornita con sistemi non usuali, come pannelli solari o pompe di calore e se si vuole mirare a un fabbisogno energetico molto basso, convenzionalmente inferiore a 15 kWh al m² anno, basta lavorare a una progettazione molto attenta, con particolare riguardo al sole, appunto, con l’adozione di isolamento termico ad altissime prestazioni su murature perimetrali, tetto e superfici vetrate nonché di sistemi di ventilazione controllata a recupero energetico.

E secondo questi stessi criteri è stato ideato e realizzato anche il primo edificio del genere in Sicilia, a cominciare dallo studio relativo alla sua posizione e al suo orientamento (45 gradi sud-est, per ottimizzare gli apporti solari gratuiti e sfruttare la direzione dei venti dominanti in quella zona). La struttura perimetrale massiccia, l’utilizzo del colore bianco nelle pareti, di serramenti ad alte prestazioni termiche e acustiche, di un sistema di raffreddamento e riscaldamento ad aria (che sfrutta, cioè, il preriscaldamento invernale e il preraffreddamento estivo dell’aria, stabile a una temperatura costante di circa 14 gradi) e l’impiego di un impianto fotovoltaico posto in copertura, a soddisfare totalmente il fabbisogno elettrico dell’abitazione, fanno di questa struttura un riuscito esempio di domotica avanzata, un «un edificio di altissimo comfort, una seconda pelle – per usare le parole di Sapienza – dove vivere».

Forse  non è facile sperimentarlo in tutte le città ma non si può non concordare con Marvin Trachtenberg e Isabel Hyman secondo i quali «un grande edificio è capace di impressionarci esteticamente come nessun’altra opera d’arte: ci seduce, ci circonda, dà forma alla nostra vita e ci protegge, domina il paesaggio, capta come nessun’altra forma lo spirito dei tempi».

Daniela Ferrara

8 Settembre 2014

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