SOCIAL STREET

Quando il vicinato da “virtuale” diventa “virtuoso”

In principio fu Voisineo.com, il Facebook di prossimità inventato da tre giovani lionesi nel 2008. Muovendosi in direzione opposta rispetto alla globalizzante piattaforma di Zuckerberg, si proponeva come luogo d’incontro per scambiare beni e servizi con i vicini, muovendosi dal virtuale alla riscoperta delle attività e dei commerci del vicinato, con il cuore pulsante nel quartiere. Un’idea di successo che in breve è cresciuta, arricchendo le sue proposte, fino a diffondersi in maniera capillare in tutta la Francia.

Oggi, il fenomeno del momento si chiama Social Street e ha il passaporto italiano. Il concetto è lo stesso, quello di far incontrare prima virtualmente e poi concretamente le persone, per fare rete, per scambiarsi servizi, aiuti, per organizzare iniziative, avanzare proposte, condividere idee, per andare al di là del saluto educato, quando c’è, con il vicino di pianerottolo, abbattendo muri non di mattoni ma di diffidenza.

Il quartiere diventa strada, cortile, piazzetta, il virtuale diventa strumentale, non più soltanto comodo rifugio di socializzazione a portata di click, ma luogo dove darsi appuntamento per incontrare persone in carne e ossa. Così la chattata torna a essere chiacchierata e il commento può trasformarsi in proposta. Internet diventa megafono, volantinaggio, citofono.

La prima strada sociale nasce a Bologna, da un quasi quarantenne freelance toscano, Federico Bastiani, stanco di vedere il suo unico bimbo giocare spesso da solo. Lo scorso settembre crea su Facebook il gruppo chiuso “Residenti in Via Fondazza – Bologna”, da cui poco dopo prende forma l’idea della Social Street con l’obiettivo, come raccontato nella presentazione su www.socialstreet.it, di socializzare con i vicini della propria strada di residenza al fine di instaurare un legame, condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune e trarre i benefici derivanti da una maggiore interazione sociale.

Il gruppo di Via Fondazza comincia a diventare il punto di riferimento per chi intenda aderire all’iniziativa e introdurre questa nuova, e al tempo stesso antica, forma di socializzazione nel proprio territorio. Basta scrivere agli organizzatori per presentare il proprio progetto e seguire le linee guida, condividendo la visione della Street originaria. Ovvero, non avere fini di lucro ma solo scopi sociali; essere apolitico e non connotato per ideologia e credo.

Il sito aggiorna continuamente la mappatura delle adesioni così che chiunque lo visiti possa trovare le strade che fanno parte della rete. Da settembre a oggi le Social Street sono diventate quasi trecento. Prima hanno aderito altre strade di Bologna, ma rapidamente il progetto ha varcato i confini del capoluogo emiliano e ha trovato casa in altre città d’Italia, da nord al sud, passando per il centro.

Un piccolo contagio, con un valore aggiunto che risiede tutto nel passaggio dal virtuale al sociale e da lì al “virtuoso”, come recita il loro slogan. Ma non finisce qui: l’ambizione è quella di diventare referenti delle amministrazioni locali, nell’ottica di una cittadinanza finalmente e realmente attiva, partecipe, protagonista, propositiva, portatrice e fautrice di buone pratiche, nel tentativo di ricompattare una società un po’ sfilacciata e frammentata, talvolta egoista, fragile, spaventata e dimentica del bene comune.

Provare a vedere se funziona anche da voi non costa nulla e può portare delle sorprese. E, così, anche se il condomino del piano di sopra vi appare un po’ molesto perché il suo cane abbaia a qualsiasi ora e quando lo incontrate nell’androne ha quel modo di fare un po’ gradasso che vi spinge istintivamente a chiudervi a riccio, e tutto vorreste fare piuttosto che fermarvi anche un solo minuto con lui per scambiare due chiacchiere, resistete alla tentazione di fuga. Anche lui può essere una risorsa per voi e per gli altri abitanti del caseggiato. Magari, coinvolto in un contesto di rete sociale, potrebbe stupirvi con una proposta originale, utile per la vostra idea di Social Street. E se proprio così non fosse, non è detto che quando vi incontra sovraccarichi di spesa e l’ascensore è fuori uso, non si offra almeno di portarvi qualche busta fino al quinto piano.

Rosalinda Cappello
05 maggio 2014

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