SE I RESTAURATORI DIPENDONO DALLE IMPRESE

Lavori di recupero del Colosseo: le polemiche e la posizione di Restauratori Senza Frontiere

“Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo”, era la profezia di Beda il Venerabile nell’ottavo secolo dopo Cristo.

Che il Colosseo – o Anfiteatro Flavio – rischi di cadere speriamo rimanga soltanto una profezia irrealizzata. Ma che il Colosseo – sesto monumento più visitato nel mondo e il primo in Italia, con circa sei milioni di visitatori all’anno, incluso nella lista Unesco del Patrimonio dell’Umanità 1980 e annoverato tra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo Moderno da cento milioni di persone in un sondaggio universale promosso dal cineasta svizzero-canadese Bernard Weberda – rischi di essere gravemente compromesso da interventi di restauro inadeguati è la preoccupazione strisciante in una parte degli addetti ai lavori e degli innamorati del nostro patrimonio artistico e architettonico.

Di recente, l’emergere, dopo i lavori di ripulitura con acqua nebulizzata, di scritte rosse che servivano in età romana a indicare la numerazione dei posti, ha suscitato l’entusiasmo dei restauratori che non si aspettavano il sopravvivere di queste tracce allo smog. Ma, al tempo stesso, la notizia ha riacceso il dibattito e l’annosa questione che ruota introno alle procedure di conservazione e recupero delle vestigia e dei capolavori del nostro passato.

Tra le prese di posizione più forti, c’è quella di Restauratori Senza Frontiere che hanno lanciato l’allarme sulle modalità e sulle prassi di affidamento dei lavori di restauro dei monumenti. Restauratori Senza frontiere, che ha come fine il miglioramento della politica della tutela e lo sviluppo del settore socio-economico dei beni culturali del nostro Paese, raccoglie tutte le professionalità coinvolte nella conservazione del patrimonio culturale: restauratori, archeologici, architetti, storici dell’arte e altri professionisti artefici del restauro e della manutenzione dei nostri monumenti e dei beni culturali in Italia e nel mondo.

Il presidente dell’associazione, Paolo Pastorello in una lettera aperta inviata di recente al premier Matteo Renzi e al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, paventa «l’eliminazione della professione del restauratore e dell’intero patrimonio scientifico, di esperienze e di studio di sua competenza». E non solo. A suo parere, l’intervento in atto al Colosseo può costituire un precedente pericoloso per il futuro: «L’operazione restauro Colosseo, infatti – secondo Pastorello – individua professionisti e operatori diversi dal restauratore di beni culturali, affidando i lavori alle ditte edili, considerate strutturate e quindi veloci, che hanno in capo essenzialmente architetti e ingegneri, i quali normalmente rispondono dell’operato degli operai comuni. Proprio questa contraddizione è emersa in modo dirompente nel corso dell’intervento al Colosseo, quando i lavori di conservazione considerati come lavori edilizi, furono fermati per imporre la presenza di restauratori di beni culturali al posto degli operai, che danneggiavano le superfici. I restauratori oggi stanno lavorando assunti con contratti dell’edilizia industriale e rispondono a logiche di tempistica, quindi anche di metodologia, non rispondenti ai corretti interventi di conservazione. Si tratta perciò di una vera e propria distorsione del senso di applicazione della norma, che ha purtroppo gravissime conseguenze quando a farne le spese è il nostro fragilissimo patrimonio archeologico monumentale».

«Al contrario di come potrebbe sembrare – continua il presidente di Rsf – inserire inopportunamente i restauratori in un appalto consegnato a imprese edili non risolve in alcun modo il problema». Le metodologie d’intervento seguiranno comunque le direttive degli appaltatori e «sia pur avvalendosi di un team operativo adeguato sulla carta, il risultato sarà con ogni probabilità deludente, come un concerto eseguito da una grande orchestra diretta da un direttore scadente».

Restauratori Senza Frontiere, dunque, mette in guardia dal rischio che «la distorsione del senso di applicazione» di norme fondamentali della tutela, possa portare con sé conseguenze gravissime per il nostro fragile patrimonio archeologico. Per Pastorello «un primo errore fondamentale (risalente alla prima legge Merloni) è stato di aver considerato le attività correlate alla salvaguardia, al restauro e alla conservazione dei manufatti afferenti al patrimonio culturale come lavori pubblici e, in quanto tali, assoggettabili alla leggi e alle stesse norme attuative che regolamentano l’affidamento e l’esecuzione degli appalti pubblici per i lavori edili». Così, l’orientamento attuale ha portato a «considerare monumenti unici al mondo, come il Colosseo o il Tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano (ma anche cicli di affreschi o antiche sculture in bronzo, o monumenti complessi come il Vittoriano), alla stessa stregua della costruzione di un edificio civile, mandando, di conseguenza, in gara d’appalto delicati lavori di restauro e di conservazione con le stesse procedure pensate per la realizzazione di un ponte autostradale o di una nuova chiesa: gare al massimo ribasso dove si accettano sconti fino al 65% e oltre, che rivelano, palesemente, o una progettazione incompetente o, più credibilmente, un’esecuzione dei lavori trasandata o ingannevole, che, in questo campo specialissimo è di difficile dimostrazione».

Con il risultato che «un monumento rovinato è per sempre e il danno inestimabile».

 

Rosalinda Cappello

18 febbraio 2015

 

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