SAPORE ARCAICO

Corollario di un paesaggio agricolo-arcaico, il parco Miralfiore concilia querce, filari di viti, aceri e alberi da frutto salvaguardando il valore originari

Il parco Miralfiore è un’area verde di circa 30 ettari, costituita da quanto rimane di una vasta tenuta aristocratica che circondava una villa suburbana realizzata nel corso del XVI secolo dalla famiglia Della Rovere, duchi di Pesaro. La villa esiste ancora, seppure profondamente trasformata, ma è di proprietà integralmente privata; all’intorno della villa si estende invece una vasta area agricola che era stata destinata a parco pubblico già all’inizio degli anni ’60, senza però che nessun vero intervento rivolto all’utilizzazione del luogo poi seguisse. Paradossalmente questo ha avuto effetti assai positivi; le ristrettezze economiche hanno contribuito sovente in Italia a preservare il carattere di aree paesaggisticamente interessanti. È quanto è avvenuto per l’area del parco Miralfiore, ormai inglobata dallo sviluppo della città, ma che ha mantenuto all’interno frammenti di paesaggio agrario arcaico, con fossi e grandi querce a separazione degli appezzamenti, filari di viti maritate ad aceri all’uso antico, alberi da frutta. Lungo la riva del fiume che limita il parco si ritrovano anche brani interessanti dal punto di vista naturalistico, anche se le zone acquitrinose, i boschetti ripariali a salice e le zone a canneto presenti in passato sono stati pressoché cancellati dalla creazione dagli argini fluviali. Primo obiettivo del progetto è stato allora quello di salvaguardare la permanenza delle tracce di paesaggio agrario presenti, recuperandone gli elementi strutturanti come presupposti per l’impostazione compositiva del parco; sono infatti proprio i sentieri, i filari, i fossi, le parcelle dei campi a fornire la griglia di riferimento sulla quale si sovrappongono come in trasparenza i segni delle nuove funzioni: le aree gioco, i percorsi ciclabili e pedonali. Il secondo obiettivo è stato quello di sviluppare la potenziale naturalità del luogo, soprattutto in prossimità del fiume, dove è stata creata una zone umida, attraverso lo scavo di un sistema di stagni destinati all’avifauna e alla riproduzione degli animali anfibi, ma anche a ricostituire il bosco igrofilo ripariale. L’elemento caratterizzante del disegno del parco è però costituito da un percorso mediano serpeggiante che, partendo dall’ingresso principale, lambisce i boschetti e le aree naturalistiche, si allarga a formare la piazza centrale e, cingendo l’area naturalistica, si collega all’argine del fiume. L’originalità di questo nuovo percorso pedonale è che esso è costituito da un terrapieno che corre a una quota massima di circa 3 metri sul piano della circostante campagna, costituendo una sorta di argine che procede con andamento sinuoso. Il suo percorso movimentato perimetra e disegna piccole aree, diverse per dimensione ed esposizione, adatte per la creazione di ambiti particolari: giardini tematici, un teatro all’aperto, aree attrezzate per spazi erbosi per il relax e il gioco libero. Il percorso sopraelevato, che si apre verso i diversi scenari del parco, è attrezzato con zone per la sosta, pergole, siepi e filari alberati di vario tipo. Circa alla metà del suo sviluppo, questa passeggiata belvedere si abbassa verso il piano della campagna e si allarga a costituire una grande piazza ellissoidale, che costituisce il cuore del parco.

Franco Panzini

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