SABINI: «OCCORRE SEPARARE LE COMPETENZE»

Intervista con Luigi Sabini

In occasione dell’appuntamento Un caffè con l’architetto che si svolgerà ad Ancona il 24 gennaio, Idee al cubo ha pensato a un ciclo di interviste in cui a parlare saranno gli architetti che parteciperanno all’evento. Raccoglieremo il loro parere sull’attuale situazione della professione, sulle difficoltà, sulle sfide che come professionisti incontrano quotidianamente nel loro ambito di lavoro. Chiederemo loro di avanzare proposte, perché siamo convinti che le migliori idee possano emergere proprio se si lascia la parola a chi quotidianamente vive il mestiere sul campo.

Ad aprire il ciclo è l’architetto Luigi Sabini dello studio Fabbioni e partner.

Architetto, quali sono le difficoltà e le sfide con cui deve misurarsi quotidianamente un professionista del suo settore?
La riduzione di incarichi, compensi e della qualità del lavoro richiesto per ottenere prezzi bassi. E, ancora, la sovrapposizione delle competenze con molte altre figure professionali in quasi tutti i campi, la sconcertante mancanza di competenza dei soggetti sia pubblici che privati che ruotano intorno ad architettura, urbanistica o più semplicemente all’edilizia. E, infine, la scarsa volontà di trovare nuovi sistemi, perché si spera che tutto torni come prima, pie illusioni.

Come rilanciare la professione? Gli ecobonus e le detrazioni fiscali per l’adeguamento antisismico degli edifici sono misure sufficienti per rilanciare il comparto o dovrebbe essere fatto di più? Se sì, che cosa?
Bisognerebbe separare nettamente le competenze di architetti, ingegneri, geometri etc. Nuove costruzioni e infrastrutture non sono più possibili, per la saturazione  e il consumo di territorio. Andrebbero resi possibili e agevolati gli espropri di iniziativa privata per riqualificare il patrimonio abbandonato o fatiscente. Andrebbe legata la residenza anagrafica all’effettiva agibilità dell’immobile, magari rendendo obbligatoria l’assicurazione. Ciò alleggerirebbe lo Stato e responsabilizzerebbe i privati.

Nel panorama attuale, il ruolo dell’Ordine è adeguato? Che cosa dovrebbe fare per intervenire in maniera più incisiva per salvaguardare la professione e la professionalità dei suoi iscritti?
Ho lavorato in un Comune come Istruttore Tecnico e durante un’istruttoria ho seguito dei controlli effettuati. L’architetto, che aveva firmato e timbrato, non risultava iscritto all’Ordine come invece dichiarava. Abbiamo formalmente chiamato in causa l’Ordine competente per territorio, il quale dopo un silenzio di alcuni mesi ha risposto – allegando il parere del Consiglio Nazionale degli Architetti – che non poteva prendere provvedimenti in quanto il soggetto non era iscritto all’Ordine. Mah…

Il presidente Freyrie ha auspicato il rilancio della proposta di legge sulla qualità dell’architettura, che premierebbe la realizzazione delle opere pubbliche attraverso concorsi di progettazione o di idee, aprendo in tal modo ai giovani la strada del mercato della progettazione dalla quale oggi sono esclusi. Pensa che un concorso sia sufficiente per aprire la strada e risolvere i problemi dei giovani architetti?
Assolutamente non basta. Da “giovane” architetto ho partecipato – in gruppo – a diversi concorsi, vincendone due e in entrambi i casi non ci è stato dato l’incarico per la successiva progettazione esecutiva e realizzazione. Si può immaginare il perché. Quindi va assolutamente legato l’incarico al risultato del Concorso, oggi non è così. E, poi, vanno anche abbassati i requisiti delle fatturazioni pregresse richieste, spesso proibitive per progettisti giovani anche se di talento.

 ROSALINDA CAPPELLO

9 gennaio 2015

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