QUANTO GRIGIO C’ E’ IN MEZZO AL VERDE

Perso il 7,3% di suolo naturale. Le decisioni delle amministrazioni territoriali

Nelle ore in cui si svolgeva la Giornata mondiale del suolo, nel Parlamento italiano le commissioni competenti discutevano del disegno di legge che dovrebbe definire la riduzione progressiva del consumo di suolo. Un tema che con i risvolti della cementificazione e del dissesto idrogeologico connessi torna a essere dibattuto soprattutto tutte le volte che frane e inondazioni producono disastri nel Paese.

Ma a che punto è la situazione in proposito? Secondo il rapporto Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – pubblicato quest’anno sulla base di dati aggiornati al 2012, l’espansione urbana e infrastrutturale incide in maniera sempre più pesante sulla sostenibilità ambientale e chiama in causa la pianificazione urbana e regionale. «Gli impatti negativi del consumo di suolo – si legge nel documento – sono ormai ben conosciuti a livello scientifico ed è condivisa, anche a livello politico, la necessità urgente di porre un freno ai fenomeni dell’espansione urbana e della progressiva cementificazione del territorio, che causano la perdita, spesso irreversibile, di una preziosa e limitata risorsa ambientale».

Secondo lo studio, non accenna a diminuire la superficie di territorio consumato e nei tre anni precedenti il 2012 sono stati ricoperti più di 700 chilometri quadrati, un’area pari alla somma dei comuni di Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo. Nel complesso circa 22mila chilometri quadrati sono ormai cementificati e il 7,3% del nostro territorio è ormai perso. Lombardia e Veneto, con oltre il 10 per cento sono in testa tra le regioni più, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia si collocano tra l’8 e il 10%. Tra i comuni in testa sono Napoli (62,1%), Milano (61,7%), Torino (54,8%), Pescara (53,4%), Monza (48,6%), Bergamo (46,4) e Brescia (44,5).

Che cosa fanno i comuni e le regioni per invertire la rotta? Senigallia è stato il primo comune che nel 2012 pose un freno all’edificabilità decretando la trasformazione di terreni edificabili in agricoli o in verde privato. Così, come ha ricordato di recente il sindaco Maurizio Mangialardi nella cittadina marchigiana «sia su richiesta dei proprietari che per nostra scelta, su alcune aree particolarmente vulnerabili o strategiche la giunta ha trasformato circa cento ettari di terreno edificabile in terreno agricolo o a verde non edificabile», allo scopo sia di mitigare la vulnerabilità dell’assetto idrogeologico che di rivitalizzare l’agricoltura.

La trasformazione del suolo agricolo in cemento, infatti, non impatta soltanto sui cambiamenti climatici, ma anche sull’acqua e sulla capacità di produzione agricola. Come si legge nel rapporto dell’Ispra, in 3 anni, per via della conseguente impermeabilizzazione si è persa una capacità di ritenzione pari a 270 milioni di tonnellate d’acqua che, non potendo infiltrarsi nel terreno, deve essere gestita e il suo costo di gestione è stato stimato intorno ai 500 milioni di euro. Non solo. Il consumo di suolo produce pesanti conseguenze sull’agricoltura determinando un aumento della dipendenza italiana dalle importazioni di cereali.

Legambiente, infine, ricorda che ci sono sette disegni di legge in Parlamento ma un forte ritardo rispetto alla sua approvazione. «Dopo le leggi regionali di Puglia e Sardegna – sostiene il movimento ambientalista – anche Toscana e Lombardia hanno recentemente legiferato in tal senso ma con indirizzi e risultati decisamente opposti: mentre la Toscana ha, infatti, mostrato di voler investire in un futuro basato sulla tutela del proprio territorio e sulla priorità della rigenerazione urbana riconoscendo il suolo rurale come bene comune che, come tale, va tutelato e preservato nelle sue funzioni produttive ed ecologiche, nella normativa lombarda non c’è traccia di soglie e disincentivi alle urbanizzazioni dei terreni agricoli né di incentivi per la rigenerazione urbana. Solo procedure agevolate per realizzare rapidamente le previsioni espansive dei piani di governo del territorio». Mentre in Abruzzo è stato annunciato un disegno di legge per contrastare l’uso eccessivo e sconsiderato di suolo naturale che comporta pesanti ricadute sull’impermeabilizzazione del territorio e la riduzione della copertura vegetale e della capacità di tenuta dei versanti.

Rosalinda Cappello

9 dicembre 2014

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