PROGETTARE LE MARCHE: DANILO GUERRI

Teatro delle Muse Il Teatro delle Muse di Ancona venne costruito nel 1821 ad opera dell’architetto neoclassico Pietro Ghinelli, grazie al finanziamento della città e dell’Associazione dei palchettisti. Simbolo del ruolo culturale della città, il teatro dovette essere chiuso durante la seconda guerra Mondiale, ma solo negli anni sessanta l’Amministrazione completa la demolizione costruendo una struttura in cemento armato per la sala interna. L’incarico, dopo le molte polemiche, passa verso la fine degli anni settanta a Danilo Guerri (come capogruppo) e più tardi anche all’architetto Paola Salmoni. Il delicato compito consiste non solo nell’ estendere la ristrutturazione a tutto l’isolato, ma anche nel  conciliare quanto era stato già fatto con le parti superstiti dell’edificio originario.

Casa Frittelli Il tema dell’abitazione è uno di quelli con cui ogni architetto deve necessariamente misurarsi, e sul quale Danilo Guerri ritorna in gran parte della sua produzione. La casa Fritteli, dal nome dell’odierno proprietario, ma che in origine apparteneva allo stesso architetto, viene costruita alla fine degli anni Settanta dopo la sua stagione romana. Si tratta di un ampliamento di una casa colonica posta sulla collina di Varano – una frazione di Ancona posta di fronte al massiccio del monte Conero.

Cooperativa “Galileo” L’intervento è composto da sedici abitazioni a schiera posizionate secondo un andamento semi-circolare che segue l’andamento della strada in quel punto. In questa occasione Guerri ha l’opportunità di studiare temi che saranno poi successivamente sviluppati nel complesso di “Villa Sorriso” di Senigallia, di qualche anno dopo. Rispetto alla complessità urbana che caratterizza il progetto successivo, qui l’architetto si concentra nella sperimentazione dell’alloggio e sulla transizione dallo spazio pubblico della strada a quello privato della casa, partendo dalla geometria del quadrato e dal suo possibile sviluppo lungo le diagonali.

Centro servizi e abitazioni Il Comune di Ancona aveva previsto in quest’area la localizzazione di vari servizi per l’intera area residenziale circostante sorta negli anni ottanta. Sfruttando a suo favore la fascia di rispetto prevista per l’oleodotto, Guerri prevede proprio in quel punto la costruzione di una grande piazza cittadina circolare, su cui si attestano due distinte aree, non solo per destinazione, ma anche per soggetti attuativi: da una parte il complesso dei privati, destinata a edilizia residenziale e commerciale, che si sviluppa per un quarto di corona circolare, e dall’altra i servizi pubblici, di competenza pubblica.

Casa Guzzini Classificabile come un intervento al limite del restauro, il progetto di intervento nella quattrocentesca Casa Bruglia (oggi Guzzini) di Recanati, presenta molti spunti di riflessione sull’attuale tema della “convivenza” tra architettura moderna e tradizionale. L’edificio si sviluppa su ben nove livelli rispetto alla via di cornice, di cui però solamente tre visibili sul fronte della piazza.

Casa Casoni La casa nasce in sostituzione di un villino degli anni Venti, malridotto dal terremoto del ’71, e definita dall’architetto come un'”esperimento di invenzione dello spazio domestico”, originata dalla particolarità del volume esistente, facendo quindi riflettere su come l’intervento sull’esistente non vada visto in maniera limitativa, ma come un momento di “scoperta” in cui trovare spunti per il progetto contemporaneo.

Villa Sorriso La realizzazione riguarda un insieme di edifici, originariamente destinati ad uso ricreativo-turistico, poi ampliato e trasformato in condominio residenziale. La trasformazione consiste nella sostituzione ed ampliamento di un volume centrale, nella ristrutturazione e trasformazione di un edificio a due piani a confine, e nella costruzione di un nuovo edificio che ingloba un piccolo padiglione preesistente.

Casa Rocchetti Ritornando ancora una volta sul tema della villa isolata, Guerri cerca di sperimentare nuove possibilità di accordo tra le necessità della vita individuale e quelle della vita sociale della casa. Se infatti da una parte il soggiorno e il suo focolare sono saldamente posti in posizione centrale, le camere sono invece tutte raggiungibili separatamente, in modo da garantire l’assoluta privacy dei singoli.

Biblioteca San Giovanni Situato nel quadrante nord-occidentale del centro in un’area topograficamente e culturalmente marginale, il complesso di San Giovanni risale al XVI secolo quando fu costruito da Francesco Maria Della Rovere su progetto dell’architetto Girolamo Genga. Ultimato solo nel XVII secolo, non divenne mai una struttura di particolare richiamo, finendo negli anni sessanta del secolo scorso a rivestire il ruolo di deposito di materiali dismessi e rimessa degli automezzi del servizio lavori pubblici. La storia moderna del complesso ha invece inizio solo nel 1998, quando per recuperarlo il Comune coinvolge la fondazione Scavolini, la quale assegna rapidamente la redazione di un primo progetto a Danilo Guerri, Franco Panzini (per la sistemazione delle aree verdi) e Massimo Carmassi, il quale però si ritira per la redazione del progetto definitivo a causa dei troppi impegni, lasciandolo al solo Guerri.

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