PETRINI: «PER UNA SCUOLA BELLA E FUNZIONALE NON LASCIATECI SOLI»

Il capo del progetto in mostra alla Biennale di Venezia sull’architettura scolastica di qualità

In quanti pensano che la scuola dovrebbe essere anche un luogo bello e ospitale, in grado di accogliere i ragazzi mentre li accompagna nella loro formazione? Eppure, a lungo, la bellezza e l’armonia dell’ambiente scolastico sono state sottovalutate, messe in ombra dal problema urgente della sicurezza che nel tempo si è più volte riproposto in occasione di eventi drammatici.

Ora, però, sembra che il ministero dei Beni culturali e quello dell’Istruzione siano accorti che anche la bellezza dovrebbe entrare negli spazi educativi, come testimonia il concorso-mostra“Agibile e bella – architetture di qualità per la qualità delle scuole”. Organizzato in collaborazione con l’Inarc, ha ricevuto 146 progetti di edilizia scolastica realizzati in Italia negli ultimi vent’anni: i 12 migliori esempi selezionati e 11 lavori menzionati – realizzati per lo più al Centro-Nord – sono esposti sino al 23 novembre alla 14esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

«Fino a poco tempo fa si parlava soltanto di scuole sicure e messe a norma. Questa iniziativa ha portato al centro dell’attenzione anche il concetto del bello nella progettazione architettonica.Perché se l’idea di sicurezza ed eco-sostenibilità ormai sono o dovrebbero essere acquisite, la funzione estetica dell’ambiente scolastico, trascurata, deve essere rivalutata». Ne è convintoNazzareno Petrini, che ha guidato il gruppo di lavoro* marchigiano menzionato nel concorso “Agibile e bella” per la progettazione della Scuola Primaria Statale Martin Luther King di Maiolati Spontini (An), il cui primo lotto è stato realizzato tra il 2010 e il 2012.

Ciò che colpisce di questo progetto è la sua modernità e la funzionalità. «Gli spazi – racconta l’architetto – sono stati distribuiti in modo da creare aree di comunicazione e di relazione molto più vaste dei tradizionali corridoi e sono stati arricchiti con un progetto archigraficoche ha trasformato le pareti in grandi superfici comunicative, capaci di veicolare con immediatezza messaggi importanti e complessi come il rispetto degli altri, l’integrazione e l’educazione ambientale. Un progetto di segnaletica, poi, guida e orienta i bambini attraverso indicazioni multilingue, permettendo anche agli alunni della prima classe di essere indipendenti».

Pedagogicamente rilevante è l’attenzione posta, nella progettazione e nella realizzazione, sugli spazi verdi e sui percorsi esterni, che assicurano ai bambini luoghi in cui apprendere e giocare e che contribuiscono al dialogo armonioso dell’intera struttura con il paesaggio circostante. La costruzione ha una grande mensa in grado di ospitare fino a 310 persone, ma gli ambienti sono stati suddivisi in due sale per garantire flessibilità nella gestione e sono stati arricchiti con una grafica che richiama i temi dell’alimentazione.

«Il progetto – ci dice Petrini – è in sintonia con le ultime normative in materia di strutture, risparmio energetico e acustica, e utilizza tecnologie costruttive e impiantistiche che interagiscono con gli agenti climatici esterni. Le pareti esterne sono rivestite con un cappotto in materiale naturale. L’introduzione di sistemi di schermatura in alluminio orientabili consente di regolare il flusso luminoso entrante dalle finestre. Giardini verdi in copertura minimizzano l’impatto visivo degli edifici e attenuano il surriscaldamento estivo. Dal punto di vista impiantistico, l’efficienza energetica è garantita dall’utilizzo di pannelli radianti a soffitto, dall’installazione in copertura di un impianto fotovoltaico del tipo vetro-vetro e dalla realizzazione di un sistema di raccolta e recupero delle acque piovane».

Siamo davanti a un progetto molto innovativo, architettonicamente gradevole e funzionale. Ma quali sono le difficoltà e i limiti che un progettista deve affrontare quando lavora per un committente pubblico? Quanta libertà di ideazione e di progettazione gli viene lasciata? «Allo stato attuale, il rispetto pedissequo del quadro normativo è la preoccupazione principale, mentre a mio avviso un inadeguato o mancante coinvolgimento della committenza è il limite da superare – sostiene Petrini -. Non tutti i professionisti la pensano così, ma forse dovrebbero cambiare idea. Quando la pubblica amministrazione assegna un appalto, lascia il professionista da solo. Il progettista diventa una sorta di deus ex machina del processo ed è un errore perché corre il rischio di costruire un monumento di se stesso. Occorre, invece, un coinvolgimento attivo e sinergico della committenza – in questo caso scolastica – che indichi obiettivi chiari, enunci le proprie esigenze e non si concentri solo sul rispetto del quadro normativo, che tra l’altro è vecchio – del 1975 – non al passo con le necessità della scuola attuale, interdisciplinare e multietnica. Così il progettista lasciato a se stesso o si limita a seguire i regolamenti per non avere problemi o finisce per progettare qualcosa che piace a lui ma che non serve alla scuola».

Scorrendo la lista dei lavori premiati e menzionati emerge che molti sono relativi ad asili nido e istituti per l’infanzia. «Non è un caso che la commissione abbia premiato soprattutto questi progetti e meno quelli realizzati per le scuole dell’obbligo – osserva l’architetto – perché questi ultimi sono maggiormente vincolati dal quadro normativo. Gli asili nido, le scuole per l’infanzia e le università, invece, sono meno soggette a norme restrittive e ciò consente di sperimentare e innovare». La burocrazia «è il vero dramma di tutto il processo edilizio. Le procedure di appalto negli ultimi 10-15 anni, anche in seguito a Tangentopoli, cambiano continuamente. Il nostro – precisa Petrini – è stato un caso a lieto fine, perché sono passati tre anni tra l’ottenimento dell’incarico, dopo la partecipazione a un bando di concorso nazionale e internazionale, e l’inizio dei lavori di realizzazione. In genere, dopo il bando mancano i soldi, o ci sono problemi normativi e tutto si arena o finisce in un cassetto».

Senza dubbio quello della progettazione e realizzazione della Scuola Primaria Statale Martin Luther King di Maiolati Spontini è un caso virtuoso: «Questo – sottolinea Petrini – anche grazie a un’amministrazione funzionante, a uffici tecnici motivati e competenti e a una comunità attiva e partecipe pronta ad accogliere il nuovo. Allo stato attuale abbiamo concluso il primo lotto, i bambini sono dentro da circa tre anni, e ora stiamo realizzando il secondo lotto». Come vengono finanziati i lavori? «Con gli introiti che arrivano al Comune da una discarica, che qui è una risorsa, non un problema».

*Il gruppo di lavoro è composto da: Paolo Bonvini (architetto), Anna Serretti (architetto), Matteo Avaltroni (architetto), Raffaele Solustri (ingegnere), Marco Silvi (ingegnere), Costanzo Di Perna (ingegnere), Mauro Moroni (ingegnere). Collaboratori: Simona Cerolini (ingegnere), Riccardo Bucci (architetto), Monica Rafaeli (artista).

 

ROSALINDA CAPPELLO

6 novembre 2014

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