MATTEO SARTI: «PERCHÉ NON INCENTIVARE GARE A INVITO?»

L’intervista. Le sfide e le difficoltà degli architetti

Continua il ciclo di interviste agli architetti con il punto di vista di Matteo Sarti. Un’altra tessera del mosaico che ricostruisce l’immagine dell’attuale situazione della professione, con le difficoltà e le sfide che i professionisti incontrano quotidianamente nel loro ambito di lavoro. Ma anche con le proposte di chi quotidianamente vive il mestiere sul campo.

Architetto, quali sono le difficoltà e le sfide con cui deve misurarsi quotidianamente un professionista del suo settore?  
Le difficoltà, in un periodo profondamente segnato dalla crisi come quello attuale, sono molte e di diversa natura. Una tra le più grandi, credo che sia quella di riuscire a mantenere la lucidità con la quale scegliere i propri obiettivi professionali.
Il calo generalizzato della committenza sembra indurre i professionisti a reinventarsi,  a  confondere le competenze, per adattarsi alla flebile domanda che ancora alimenta il mercato, domanda che parametrizza tutte le scelte  al più basso costo reperibile. Cercare di sottrarsi a questa logica trasformista credo che sia il primo passo per cercare di invertire questa tendenza.

Come rilanciare la professione? Che cosa dovrebbe fare la politica? Gli ecobonus e le detrazioni fiscali per l’adeguamento antisismico degli edifici sono misure sufficienti per rilanciare il comparto o dovrebbe essere fatto di più? Se sì, che cosa?
Forse ci dovremmo chiedere prima di tutto quale sia il ruolo dell’architetto nella società contemporanea, nello scenario italiano. Lontani dal boom economico, e da una frenetica attività edilizia, in un momento in cui si va verso una pratica urbanistica di “cubatura zero”, l’architetto dovrebbe essere impiegato in tutti quei processi volti a stabilire modelli di sviluppo validi a supporto di politiche che incentivino in maniera sistematica il recupero e la manutenzione del territorio, fino alla valorizzazione del patrimonio artistico e del paesaggio.
Incentivi ed ecobonus servono probabilmente a moltiplicare piccole iniziative puntuali, scollegate le une dalle altre, che per loro natura non garantiscono né la qualità degli interventi né la propria adeguatezza in sé.

Nel panorama attuale, il ruolo dell’Ordine è adeguato? Che cosa dovrebbe fare per intervenire in maniera più incisiva per salvaguardare la professione e la professionalità dei suoi iscritti? 
L’Ordine professionale credo che sia necessario, sia a tutelare i propri iscritti che la committenza, garantendole professionisti qualificati. La formazione continua obbligatoria ci induce a investimenti in termini di tempo e di risorse, e questi sforzi non devono però essere disattesi quando ci si trova ad accettare un incarico. Sicuramente l’Ordine degli Architetti ha perso un’occasione per far sentire la propria voce con l’abolizione delle tariffe professionali. Permanendo la situazione attuale, si dichiara che il lavoro professionale qualificato  non ha valore. O un valore molto basso. Questo non deve accadere. L’Ordine professionale deve farsi garante dei diritti dei propri iscritti.

Il presidente Freyrie ha auspicato il rilancio della proposta di legge sulla qualità dell’architettura, che premierebbe la realizzazione delle opere pubbliche attraverso concorsi di progettazione o di idee, aprendo in tal modo ai giovani la strada del mercato della progettazione dalla quale oggi sono esclusi. Pensa che un concorso sia sufficiente per aprire la strada e risolvere i problemi dei giovani architetti?
Pare che in Italia si rimanga giovani architetti sino a cinquant’anni, dunque dovremmo prima chiarirci sulla definizione di giovane architetto…
Le gare di appalto sono una buona palestra di progettazione per i professionisti e una buona occasione di lavoro qualora ci si aggiudichi la gara. Ma queste si portano dietro l’handicap dei requisiti inerenti il fatturato e i lavori pregressi. I concorsi di idee, sicuramente più accessibili delle gare, non hanno però la stessa incisività e prospettiva nell’immediato in quanto, troppo spesso, non si ha la certezza dell’incarico al vincitore, o la certezza che l’opera venga effettivamente realizzata. Ciò che accomuna entrambi è l’onerosità della partecipazione da parte del professionista.
Forse, con un sistema di scelta perequativo tra i professionisti, si potrebbero incentivare gare a invito che prevedano un rimborso spese commisurato alla progettazione da svolgere, fisso per tutti i partecipanti invitati. La qualità architettonica non può di certo essere decretata per legge, ma mettere gli architetti nelle condizioni di lavorare serenamente sicuramente aiuterebbe a farla emergere.

ROSALINDA CAPPELLO

29 gennaio 2015

Write the message

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>