MATERA PREMIATA PERCHÉ HA SAPUTO RINNOVARSI

La co-ideatrice del Women’s fiction festival, dopo la designazione europea

Nell’immaginario comune Matera è stata a lungo la città dalla “dolente bellezza” nei cui Sassi si consumava quella che, alla metà degli anni ’40, Carlo Levi definì la “vergogna nazionale”, per via delle arretrate e malsane condizioni di vita degli abitanti che vivevano ancora le sue caverne preistoriche.

Matera è anche il luogo che ispirò ad Adriano Olivetti, sotto la spinta dello stesso scrittore diCristo si è fermato a Eboli, la costruzione di un borgo, La Martella, una sorta di esperimento urbanistico che potesse trasformare la città lucana in una capitale del mondo ruraleattraverso la creazione, con i soldi del Piano Marshall, di un sito che restituisse dignità e cittadinanza alle persone. Un progetto che venne bloccato dall’ostracismo politico della Dc e del Pci, come si racconta in Matera e Adriano Olivetti, pubblicato dalla Fondazione Olivetti.

Ma Matera, alla fine, ce l’ha fatta a diventare una capitale, con il riconoscimento appena ottenuto di Capitale europea della cultura per il 2019. Già set de Il Vangelo secondo Matteo di Pierpaolo Pasolini, e di The Passion, di Mel Gibson, nel 1993, i Sassi sono entrati nella lista dei luoghi patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Dove non è riuscita la politica nazionale, è riuscita la cultura. Sebbene la città ancora oggi a livello infrastrutturale sia isolata e mal collegata con il resto del Paese, basti pensare che non ha né un’autostrada né una stazione ferroviaria come molte sue sorelle del Sud, è riuscita a scrollarsi dall’isolamento attraverso il suo slancio culturale.

Sarà l’ennesima cattedrale nel deserto o un progetto ben strutturato in grado di sopravvivere alla contingenza? Il fermento che l’attraversa fa ben sperare. A testimoniarlo anche la milaneseMaria Paola Romeo, socia dell’Agenzia letteraria Grandi & Associati e direttore editoriale di Emma Books, casa editrice digitale dedicata alla narrativa femminile, che ha ideato, con l’americana Elizabeth Jennings, il Women’s Fiction Festival – di cui è direttore editoriale – che da undici anni si svolge in settembre proprio nella città dei Sassi. «Ero stata a Matera ancor prima di decidere di organizzarvi il festival. Ciò che mi ha colpita è come un territorio millenario, preistorico, nel tempo sia stato capace di rinnovarsi, dando prova di energia culturale e di vitalità urbanistica e architettonica». Ma che cosa ha spinto una milanese a scegliere Matera come sede per la sua iniziativa? «I Sassi, prima di essere riconvertiti in strutture alberghiere deputate all’ospitalità, erano stati riscoperti dagli artigiani che vi avevano stabilito i loro laboratori, avviandone il ripopolamento. Così, nel 2003 con Elizabeth, che aveva sposato un materano, pensammo di creare in quei posti i writing retire, luoghi di ritiro per scrittori. In seguito, è arrivata l’idea di portare in una città del Sud, apparentemente arretrata e isolata, una manifestazione di respiro internazionale: un festival di scrittura e di servizi per scrittori. In fondo, cos’è la scrittura se non un’arte artigianale? Per cui è stato naturale condurre gli scrittori nei luoghi che erano  tornati a vivere ospitando i laboratori degli artigiani».

Queste parole danno l’idea di una città degli opposti e delle contraddizioni: il passato che incontra il presente, l’arcaico che si rinnova, l’isolamento che si schiude all’ospitalità. «Matera ha una doppia anima, ma non c’è discordanza tra passato e innovazione, tra antichità e modernità, isolamento e apertura. Matera è un luogo accogliente che di anno in anno si trasforma e si apre a esperienze del tutto nuove».

Open the future è lo slogan che ha scelto il comitato promotore per Matera capitale della cultura europea: per una città aperta verso il futuro e per un futuro aperto, in costante divenire, la cui gente, nelle intenzioni di chi ha lavorato per raggiungere questo traguardo, sia pronta a rinnovarsi costantemente ma senza perdere la propria identità. Co-working, creative commons, digitale sono di casa tra i Sassi. «La Basilicata – ricorda Romeo – era fanalino di coda in Italia per numero di lettori e aveva pochissime librerie e biblioteche. Capitava che il libraio per avere i libri si mettesse d’accordo con il farmacista per farli arrivare con le medicine. Adesso, la regione è quella che scarica più e-book in Italia. Il digitale ha colmato il gap culturale e ha permesso di rimediare alla scarsezza di lettori propria dell’editoria tradizionale».

Va bene, Matera sta dimostrando di essere in grado di rinnovarsi, ha costantemente abbellito il suo volto con armonia ed eleganza e sta dando testimonianza di una grande energia culturale, però come la mettiamo con la mancanza di infrastrutture? «Pensiamo a Genova, capitale europea della cultura nel 2004. Il riconoscimento fu un’occasione per la promozione di nuove opere, un incentivo per la crescita. Si è partiti dalla cultura per portare altro sul territorio. Nel nostro piccolo – continua l’agente letterario – il festival ha fatto arrivare gente da tutto il mondo e ha contribuito al risveglio culturale della città. Siamo stati tra i primi, il pubblico partecipa per lo più perché è attratto dai nomi che ospitiamo, ma con l’attenzione alla scelta dei temi continua a seguirci. Adesso, l’offerta culturale è molto più variegata. Prima della nostra manifestazione, in settembre trasmette da Matera anche Radio 3».

Il fermento culturale di Matera parte dai cittadini e coinvolge i giovani e i bambini. Anche il Women’s fiction festival fa la sua parte. «La nostra manifestazione si articola in due momenti: c’è la parte congressuale del mattino per gli addetti ai lavori e gli eventi del pomeriggio per il pubblico. Per evitare che i due momenti restino separati, nel corso degli anni abbiamo coinvolto le scuole che preparano gli studenti all’appuntamento e gli autori sono sempre stati contenti dell’accoglienza ricevuta. Abbiamo coinvolto i ragazzi delle scuole superori come volontari dell’organizzazione, raccontato agli alunni di terza media come funziona il lavoro editoriale e abbiamo avviato anche progetti con le scuole materne: ci sono tanti festival letterari in Italia, per differenziarci cerchiamo sempre nuove formule».

Il riconoscimento europeo premia, dunque, il fermento e lo slancio di una città di quel Sud spesso isolato e decentrato rispetto ai più rilevanti fenomeni culturali. Un riconoscimento che, conclude Romeo, è «uno stimolo a fare bene e meglio e che responsabilizza tutti, ciascuno nel proprio settore e per le proprie competenze».

ROSALINDA CAPPELLO

3 novembre 2014

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