L’ARCHITETTURA ITALIANA NON ESISTE SOLO QUANDO VINCE

Barreca e La Varra, dopo l’International Highrise Award di Francoforte al Bosco Vertical

«Abbiamo ricevuto un premio in un Paese, la Germania, che ha un’alta opinione dell’architettura e del suo ruolo civile e politico. L’interesse della comunità di intellettuali, politici, imprenditori francofortesi è stata una piacevole sorpresa. L’impressione è che lì il lavoro degli architetti sia considerato e valutato con attenzione, mentre in Italia l’architettura viene dibattuta, al di fuori degli ambienti degli addetti ai lavori, solo quando diventa una notizia, o un fatto di costume». Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra (nella foto in alto a destra) hanno accolto con questa considerazione, oltre che con soddisfazione, la notizia del conferimento dell’International Highrise Award di Francoforte al Bosco Verticale di Boeri Studio, realizzato da Hines Italia nel quartiere Porta Nuova a Milano, finito lo scorso giugno e inaugurato in ottobre. Il riconoscimento è assegnato ogni due anni all’edificio di almeno 100 metri di altezza che meglio combina innovazione, bellezza estetica, sostenibilità, qualità degli spazi interni e integrazione nel contesto urbano in cui si trova.

Barreca e La Varra sono gli architetti che, assieme al più citato Stefano Boeri, hanno lavorato al progetto delle due torri residenziali di 80 e 112 metri di altezza – rispettivamente di 27 e 19 piani, per un totale di 113 appartamenti – con 20mila metri quadrati di bosco e sottobosco che si sviluppa lungo tutta l’altezza della costruzione. Entrambi, genovese il primo e milanese il secondo, si sono laureati alla metà degli anni ’90 con Boeri e si sono associati con lui nel 1999 – fino al 2008, anno in cui hanno sciolto il loro rapporto professionale con il professore e hanno costituito lo studio Barreca&La Varra – lavorando a importanti progetti in Italia e all’estero. Barreca ha seguito il progetto dalle prime fasi di elaborazione del masterplan fino alla direzione artistica durante la realizzazione dell’opera.

Qual è l’idea che caratterizza il bosco verticale?
Con questo lavoro abbiamo cercato di materializzare un concetto di architettura capace di misurarsi direttamente con gli elementi naturali, di assumere alcune regole “esterne” adottando la misura dell’albero che è, del resto, l’elemento a cui la colonna si ispira. Abbiamo lavorato a lungo per capire la fattibilità tecnica ed economica, siamo stati supportati da ottimi consulenti per la scelta delle specie, per gli impianti e per le strutture e alla fine abbiamo trovato un appoggio fondamentale nel committente. Non possiamo ancora dire che l’esperimento sia riuscito, ogni bosco necessita di qualche anno per capire se tutto ha funzionato, se tutto è in equilibrio, ma i primi segnali sono incoraggianti.

Questo tipo di architettura è una soluzione sostenibile per conciliare urbanizzazione, antropizzazione e natura in contesti sovrappopolati?
Il Bosco verticale è un potenziale modello di urbanizzazione per intervenire in aree già dense e fortemente dotate di infrastrutture. È un modo per intensificare, contemporaneamente, il carattere urbano e quello naturale della città. Ovviamente, il Bosco Verticale va caratterizzato e adeguato ai differenti contesti – precisano Barreca e La Varra -. Le specie possono cambiare, la densità delle stesse sulla facciata può misurarsi con esposizioni solari più o meno intense di quella di Milano, ma è proprio nella possibilità di essere facilmente variato e adattato che consiste il suo carattere di modello potenziale.

Si può immaginare una sua diffusione nelle metropoli contemporanee per riqualificare contesti urbani decadenti?
Nella città contemporanea c’è una domanda latente di naturalità. Per certi versi, un tempo, questa domanda si soddisfaceva allontanandosi dalla città, anche temporaneamente, o ritagliandosi in essa angoli “segreti”. Ma oggi la domanda è più specifica, la città è il luogo delle differenze e della convivenza ed è ovvio che ne derivi che la ricerca di naturalità e biodiversità non intende rinunciare alla densità e alla qualità della città. Per punti, in luoghi specifici, crediamo che questo possa avvenire anche in presenza dei tessuti urbani della città europea. Il Bosco Verticale è uno dei tanti esperimenti che si stanno facendo in questo senso.

Che cosa pensate del riconoscimento dell’International Highrise Award?
La shortlist dei cinque edifici arrivati in finale ci vedeva fronteggiare Jean Nouvel, presente con due progetti, Steven Holl e Rem Koolhaas, tre architetti che, da studenti, abbiamo spesso “copiato”.  Inoltre, quattro dei cinque progetti provenivano dalla cultura architettonica europea e tre di essi sono stati costruiti in Europa. In sostanza, questa edizione del premio, secondo noi ha riportato l’attenzione sulla cultura europea della città, apparentemente minoritaria oggi, ma crediamo ancora capace di fornire idee e modelli per le città del mondo. Infine, al di là del riconoscimento che riguarda il nostro lavoro, crediamo che questo sia un buon segno per l’architettura italiana, che già all’ultima Biennale di Venezia ha presentato un padiglione ricco di una qualità diffusa, un set di opere che testimonia una crescita generale di consapevolezza del ruolo dell’architettura e del progetto della città nella società contemporanea.

ROSALINDA CAPPELLO

27 novembre 2014

Write the message

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>