LA POSSIBILE NUOVA VITA DELLE CAVE ABBANDONATE

Dalle Carrières des lumières un esempio di riuscita riqualificazione delle aree dismesse

Camminare dentro (sì, dentro) i dipinti di Gauguin e Van Gogh, come in quelli di Monet, Renoir e Chagall, e in quelli di Klimt, ipnotizzati da una musica che trascina in un altro spazio-tempo, è un’esperienza che non si dimentica molto facilmente. Un’emozione che rimane impressa forte, da ripetere e ripetere ancora. A regalarla, al costo di 10 euro, è la visita alle Carrières des lumières, a Les Baux de Provence, nel Sud della Francia.

Un’immensa e bianca cava, di 7mila metri quadrati, dove fino agli anni Trenta del secolo scorso si estraeva la pietra calcarea con la quale furono costruiti, tra l’altro, il castello e l’intera città di Baux de Provence (il cui recupero merita un approfondimento a parte). Abbandonata per un trentennio, venne riscoperta da Jean Cocteau che nel 1959 vi girò alcune sequenze di Le Testament d’Orphée,  catturato dalla bellezza del luogo e dei suoi dintorni.

Nel 1977, poi, la trovata che ne rende affascinante la visita. A partire dalle ricerche di Joseph Svoboda, che dal 1942 aveva lavorato all’idea di una scenografia che comprendesse la proiezione di immagini, infatti, la cava viene valorizzata grazie all’utilizzo delle sue immense pareti scavate nella roccia come supporti per proiettare video e raffigurazioni, accompagnata da un suono e da una luce che avvolgono completamente lo spettatore.

Al netto delle controversie tra gli enti coinvolti negli anni in questo progetto, le Carrières des lumières, oggi gestite da Culturespaces, rappresentano una delle più prestigiose imprese private culturali attive in Europa e sono state in grado di accogliere centinaia di migliaia di visitatori con i loro avvincenti spettacoli che proiettano sulle enormi pareti calcaree e sul pavimento le immagini dei capolavori dell’arte pittorica degli ultimi secoli.

Un’esperienza che quando finisce, oltre alla meraviglia, lascia dentro al visitatore italiano alcuni interrogativi: ma perché non abbiamo pensato a una cosa del genere in Italia, tanto più che lo spettacolo multimediale è realizzato dagli italianissimi Gianfranco Iannuzzi, sociologo e fotografo, dall’artista Massimiliano Siccardi e dell’insegnante di teatro Renato Gatto?

E, ancora, quante cave dismesse e abbandonate ci sono nel nostro Paese che potrebbero aspirare a una nuova vita, diventando anche un valore aggiunto non solo per l’economia dei luoghi in cui si trovano ma anche una originale risorsa culturale, ospitando spettacoli d’arte e trasformandosi in opere d’arte esse stesse?

Secondo il Rapporto cave 2014 di Legambiente, in Italia ci sono circa 22mila cave, di cui 5.592 attive, mentre quelle dismesse – e monitorate – sono 16.045 e un migliaio quelle non computate perché in Calabria e Friuli Venezia Giulia non c’è un piano cava che le rilevi e controlli. Se pensiamo che le cave attive assicurano ai loro gestori ricavi per un miliardo di euro, in cambio di un canone di affitto complessivo di 34,5 milioni di euro, corrisposto alle Regioni, ci si rende conto dell’entità di risorse disperse che, invece, potrebbero essere messe a frutto per riconvertire e valorizzare le miniere dimenticate.

La legislazione attuale, di certo, non aiuta. Come fa notare Legambiente, a regolare il comparto sono un obsoleto Regio decreto del 1927 e una disparità di regolamenti nelle diverse Regioni che genera incertezza, «lascia tutto il potere decisionale in mano a chi concede le autorizzazioni» e, «considerando il peso che interessi economici e criminalità organizzata, in particolare nel Mezzogiorno, hanno nella gestione del ciclo del cemento e nel controllo della aree cava, si comprende perché bisogna correre ai ripari e regolamentare il settore». Un problema non da poco. E, se da un lato, il movimento ambientalista chiede di tutelare il territorio riducendo l’impatto ambientale dell’attività estrattiva con il riutilizzo dei rifiuti inerti provenienti dalle demolizioni edili – e propone i “Capitolati RECYCLE” che vorrebbero «stimolare le stazioni appaltanti a intraprendere la strada già fissata al 2020 dalla Direttiva 2008/98 quando dovremo raggiungere un obiettivo del 70% di recupero di materiali inerti» – dall’altro, non meno rilevante è il nodo della valorizzazione delle cave abbandonate, sia per il risanamento del territorio sia per il vantaggio a livello culturale ed economico che ne deriverebbe.

Qualcosa è già stato fatto negli anni per favorire il recupero naturalistico del territorio delle aree dismesse  con la creazione di parchi al cui interno di possono trovare aree dedicate allo sport e allo svago, alla didattica e zone attrezzate per eventi.

Come nelle Marche, per la Cava del Furlo  – e per il territorio di Acqualagna, il cui antico borgo ogni anno ospita la Fiera internazionale del tartufo (Marche) – in cui negli anni Trenta si estraeva la pietra rosa, dove è stata creata una riserva che tutela flora e fauna e aperto un Museo del Territorio, al cui interno sono state avviate iniziative formative e didattiche con postazioni multimediali sulla geologia e sulla paleontologia, e in cui si trova un repertorio di strumenti, manufatti, documenti, filmati, fotografie e informazioni varie, raccolti grazie a una meticolosa indagine storico-antropologica.

E, ancora, in Lombardia nel Parco delle cave a Milano, che sorge dove negli anni Venti si estraeva ghiaia e sabbia. Qui, dopo varie vicissitudini iniziate negli anni Settanta, oggi si stende una superficie di 135 ettari con laghi, tappeti erbosi solcati da percorsi equestri, ciclabili e pedonali, boschi, antichi fontanili e marcite, e trovano spazio l’agricoltura biologica e associazioni che promuovono numerose iniziative e forniscono servizi alla persona, assicurando ai cittadini informazione, sicurezza, presidio costante delle aree, qualità della vita, possibilità aggregative attraverso lo sport, la cultura e il sociale.

Ma ancora ci manca una “Cava delle luci” tutta italiana, che offra spettacoli suggestivi, come la magia di una passeggiata dentro la Primavera di Botticelli, magari accompagnati dal suono vivificante delle note di Vivaldi.

Rosalinda Cappello
31 agosto 2014

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