INTERIORBE, LA COMMUNITY DELLE ARCHITETTE

Sabrina Lanza e Federica Sala sfidano la crisi andando sul web

Homo faber fortunae suae, “l’uomo è artefice del proprio destino”. Con questa espressione, fatta risalire ad Appio Claudio Cieco, nel Rinascimento si affermava la centralità dell’uomo e delle sue azioni nella costruzione della sua “fortuna”. Al netto di considerazioni spirituali o filosofiche sul contributo o su interferenze da parte di elementi esterni, ciò che resta è che al di là degli ostacoli incontrati, ciascuno può darsi da fare per trovare la propria strada nel mondo, agendo, mettendosi in gioco, cercando soluzioni. Come fanno tutti quelli che, anche in un momento di crisi, soprattutto in un momento di crisi, s’inventano strade nuove per promuovere la propria professionalità.

Tra di loro ci sono Sabrina Lanza e Federica Sala, architetti d’interni. La prima, quasi quarantenne, dopo una lunga esperienza nel settore, due anni e mezzo fa, collaborando con uno studio milanese incontra Federica Sala, più piccola di lei di quattordici anni. Anche Federica lavora lì. «Per un anno – ci racconta Sabrina in una chiacchierata – abbiamo seguito insieme svariati progetti e, nonostante la differenza di età, trovavo che lei fosse molto attiva e molto sveglia, così le ho parlato della mia intenzione di creare qualcosa che democratizzasse un po’ la nostra professione, portandola online e cercando di aprire un mercato più ampio». Sabrina e Federica diventano socie e si buttano nell’avventura di Interiorbe, «all’inizio, con una versione home made, fatta da noi, in pochissimo tempo».

Nonostante il sito «fosse basic – racconta la prima – abbiamo cominciato a ricevere un sacco di recensioni e diverse richieste, così ci siamo decise a creare qualcosa di più strutturato. Da lì è nato l’attuale sito, ma il progetto è molto più ampio». Da un anno, «abbiamo testato la versione Beta, generato revenue e seguito una settantina di progetti online, senza spingere più di tanto sul marketing. Adesso, stiamo cercando di scalare il progetto creando una community, al momento tutta composta da architetti donne. Il tipo di lavoro che offriamo, infatti – non richiedendo una presenza in ufficio ma permettendo una gestione dell’impegno da casa e con tempi flessibili, all’interno di una deadline – ha incontrato l’interesse di molte professioniste mamme».

Gli architetti vengono selezionati attraverso «un test d’ingresso, con un progetto di prova di cui in una decina di giorni deve essere restituito il book. Se corrisponde ai nostri canoni di progettazione e alle nostre tipologie di renderizzazione degli spazi, l’aspirante viene preso».

In questi settimane, le due socie stanno «incontrando i web developer perché dal progetto vogliamo passare al prodotto, quindi gli utenti troveranno tutti i collegamenti ai vari e-commerce dei rivenditori partner, dove potranno acquistare direttamente gli oggetti che noi inseriamo nel progetto, tendenzialmente al miglior prezzo. Il nostro core è quello di offrire un lavro curato e qualitativamente elevato e di seguire il cliente in tutto l’iter, arrivando fino alle forniture. Quello che abbiamo sempre fatto nella realtà, stiamo cercando di portarlo al cento per cento online».

Interiorbe, non è però una community soltanto virtuale. La sua sede si trova nel coworking Copernico di Milano, uno «spazio che offre creatività, condivisione, opportunità di crescita, in linea con la nostra filosofia di ottimizzazione di idee, tempi e costi» e garantisce anche la presenza di architetti nel cantiere dei progetti curati. «Accanto a tutta la prima fase, fino al progetto esecutivo che può essere seguito online, se il cliente lo chiede, offriamo anche il rapporto normale con l’architetto nella realizzazione, con un preventivo a parte. In tal caso, attraverso la geolocalizzazione, individueremo un nostro professionista di riferimento sul territorio che potrà seguire il progetto in tutte le sue fasi, anche in base alle caratteristiche inserite nella sua scheda: ciò che gli piace fare di più, la sua specialità, il suo orientamento stilistico, etc.».

Come vengono retribuiti gli architetti che collaborano con Interiorbe e come funziona la community? «Noi offriamo il cinquanta per cento del valore del progetto – afferma Lanza -. Non chiediamo niente al momento per essere inseriti sulla nostra piattaforma, ma non garantiamo niente, nel senso che si vede come andrà il flusso di lavoro. Nell’arco di un anno abbiamo seguito settanta progetti, inizialmente con dieci architetti. Adesso siamo arrivati a quaranta professionisti, per cui dobbiamo implementare le campagne di marketing per crescere tra i clienti».

Far crescere Intriorbe, tuttavia, non è sempre facile. «Ci sono tappe difficili, stiamo pensando di fare un ulteriore salto di qualità e abbiamo bisogno di fondi. Per ottenerli, stiamo incontrando vari business engineering e incubatori. In Italia non è molto agevole trovare fondi, anche se il progetto riscuote successo e sono tutti colpiti e potenzialmente interessati».

Negli ultimi tempi, Cocontest, il principale competitor, è stato travolto dalla polemica sui bassi costi, che svilirebbero la professionalità, e sulla bassa qualità offerta, arrivando perfino a interrogazioni parlamentari. «Noi non offriamo, come fanno i nostri competitor, dieci soluzioni di architetti non selezionati, ma diamo un unico progetto che è quello giusto sulla base delle richieste del cliente, al quale chiediamo di essere molto chiaro fin dall’inizio sulle sue esigenze».

Quanto ai costi, «abolendo le tariffe hanno creato il libero mercato e quindi non ci si può lamentare che ci siano dei prezzi concorrenziali, perché è il professionista che decide quali applicare per il progetto. Ognuno si ingegna come può per trovare il lavoro e decide qual è la sua capacità migliore per procurarselo. C’è spazio per tutti. Però, all’obiezione che un architetto si possa risentire per le tariffe agevolate, noi rispondiamo che il nostro lavoro è ottimizzato: nelle prime fasi noi non spendiamo tempo e denaro per spostarci per andare ai vari incontri col cliente, non abbiamo una struttura che grava sulle spese. Mantenendo snello tutto il processo, chiediamo soltanto la quota di progettazione. Quindi, non è proprio vero che così gli architetti siano schiavizzati, anche perché al giorno d’oggi si fanno lunghissimi periodi di affiancamento negli studi, sottopagati quando va bene, se non semplicemente sotto forma di stage non retribuito. Di conseguenza, non ci sentiamo di poter aderire alla protesta fatta nei riguardi di questo nostro competitor», conclude Sabrina.

Ma crede davvero che ci sia spazio per tutti gli architetti che ogni anno vengono sfornati nel nostro Paese dalle facoltà di architettura? «In Italia è molto dura, a parte il periodo di crisi che c’è stato e di cui tutti abbiamo risentito, perché c’è un architetto circa ogni trecento abitanti. Varrebbe la pena di spendersi sul mercato estero, dove il valore del made in Italy – sul quale anche noi puntiamo – è molto apprezzato. C’è spazio per tutti nel senso che, se uno ha voglia di fare, qualcosa fa, ingegnandosi. Certo, se aspetti che le cose avvengano, molto probabilmente non succede niente. Dipende dal modo di essere di ogni singolo». Appunto: Homo faber fortunae suae.

 

ROSALINDA CAPPELLO

11 giugno 2015

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