I GIARDINI DIAZ, MACERATA

Rivitalizzare un giardino ripensandone la composizione generale

I giardini pubblici italiani hanno in genere una vita assai grigia; molto lodati al momento della loro realizzazione vengono poi presto dimenticati, cosicché la senescenza li colpisce già in età giovanile, dando luogo ai tristi panorami urbani che conosciamo. Non è così per i giardini Diaz di Macerata, che nel corso della loro vita ne hanno viste non poche. Lo spazio che li accoglie era negli ultimi decenni del secolo scorso la sede del mercato del bestiame, a cui era stata data forma ellittica, perché potesse ospitare anche un galoppatoio perimetrale; l’aggiunta di due percorsi in corrispondenza degli assi aveva contribuito a determinare la forma aulica del luogo che evocava, seppure in versione provinciale, il celebre esempio del Prato della Valle di Padova. Il bel disegno dell’area mercato e la sua collocazione immediatamente esterna al recinto delle mura, favorirono la trasformazione del luogo in giardino pubblico, dopo che nel 1905 l’area era divenuta sede della prima esposizione dei prodotti artistici e industriali della regione, ospitati in artistici padiglioni provvisori dalle forme floreali. Istituito nel 1906, è fra gli anni Dieci e Venti che il giardino pubblico ebbe la sua definitiva sistemazione, che prevedeva una bella siepe di perimetro che evidenziava il disegno ellittico, una croce di viali alberati, una fontana centrale, aiuole fiorite e ombrate da sempreverdi nei quattro comparti definiti dai viali. All’epoca della sua maturità, negli anni Cinquanta, il giardino ottenne come ulteriore decoro un laghetto contornato da rocailles, collocato in uno dei quattro quadranti verdi. Da quella data gli interventi manutentivi hanno però preso a scarseggiare, e il giardino, sempre molto frequentato, è andato invecchiando, sia come corredo arboreo che come gusto compositivo; tre anni fa l’amministrazione comunale ha così assunto l’iniziativa di procedere al rinnovo dell’area, affidandone l’incarico a un gruppo di progettisti coordinati dall’architetto Cristina Tullio. La gamma delle possibili procedure operative era quella che normalmente si presentano al chirurgo plastico: dal lifting alla ricostruzione totale. La cura prescelta è stata un cocktail di interventi con l’obiettivo della rivitalizzazione del giardino, cercata in un nuovo senso della composizione generale, che non nega il forte disegno di impianto iniziale e anzi lo valorizza. Chiave del progetto è stata la scelta di tematizzare le aree del parco, volgendo un luogo dal carattere indifferenziato in una sequenza di ambiti dalla identità forte e diversa. Da un lato è stata allora sottolineata la geometria del giardino esistente, attraverso la ripiantumazione dei duplici filari di ippocastani dei viali e la conferma dei quattro compartimenti verdi e della fontana centrale. Dall’altro l’insieme è stato sottoposto a un ripensamento in funzione della diversificazione per funzione e immagine di ogni singolo ambito. I viali hanno avuto un nuovo disegno della pavimentazione, realizzato con canaline perimetrali in travertino e fasce trasversali in cotto. Inoltre la loro porzione centrale è stata arricchita con arbusti e piante erbacee: nel viale traversale est-ovest con fioritura prevalentemente bianca, in quello nord-sud con fioritura blu e gialla. Fortemente ridisegnati sono poi stati i quattro compartimenti definiti dai viali, attraverso la collocazione di associazioni di piante con colori e specificità diverse e vere piccole collezioni. Un quadrante è così dedicato al giardino d’acqua, che si sviluppa intorno al ricostruito laghetto degli anni Cinquanta. Nel laghetto e lungo i suoi bordi sono state piantate specie igrofile, mentre una collezione di bambù delimita uno dei bordi, proponendo alcune varietà interessanti per le caratteristiche cromatiche e tattili del fusto e per le striature del fogliame (Phyllostachis nigra, aurea e flexuosa, Sasa veitchii, Hibanobambusa tranquillis, Pleioblastus viridistriatus). Due gruppi di arbustive a fioritura prevalentemente blu creano uno sfondo cromatico all’insieme. Un secondo quadrante ospita il giardino dei cinque sensi, che accoglie una raccolta di piante connesse alla percezioni sensoriali: il gusto è richiamato con piante che producono piccoli frutti e piante officinali connesse all’olfatto e alla tradizione culinaria mediterranea (Arbutus unedo, Fragraria vesca, Punica granatum, Ribes, Melissa officinalis, Origanum vulgare, Thymus serpyllum, ecc.); all’udito fanno riferimento piante i cui frutti attraggono gli uccelli (Malus x robusta, Physalis alchechengi, Pyracantha coccinea, Viburnum carlesii); il tatto è messo alla prova da piante con fogliame a volte liscio a volte ruvido e peloso; la vista è sollecitata da imponenti fioriture aggregate per colore. Nel quadrante del giardino dei giochi degli animali è disposta la maggior parte delle attrezzature di gioco per bambini: quelle per i più piccoli hanno la forma di animali, mentre il decoro verde è costituito da una collezione di piante che attirano farfalle e uccelli. L’ultimo quadrante, dedicato alla sosta e alla lettura, ospita il giardino delle rose e delle acidofile, con una collezione di oltre cinquecento rose antiche e moderne ordinate con un criterio cromatico e una raccolta di piante da ombra adatte al terreno acido e fresco (Camelie, Ortensie, Rododendri, Peonie, Eriche, Hoste). Fasce curvilinee realizzate con ciottoli di fiume attraversano infine l’intera composizione: richiamano le preesistenti curve di livello del sito, ma soprattutto creano una sistema dinamico di connessione dei diversi quadranti. E infine è da citare il fatto che tutte le zone tematiche del giardino sono individuate da una segnaletica piacevole, corredata da complete di informazioni botaniche, che sollecitano il visitatore curioso a percorrere l’itinerario di scoperta del giardino.

Franco Panzini

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