GRECIA: TRA ARCHITETTURA E SPIRITUALITÀ

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È utile ricordare che la religione è una questione culturale, un fatto di decisioni e convenzioni  che si esprimo anche nel modo stesso di interpretare la struttura architettonica del luogo eretto ad emblema della propria fede.

Le costruzioni religiose permettono di comprendere ed affrontare ciò che è sconosciuto, per cui la loro architettura rappresenta un’estensione ulteriore del credo affermato.

L’ambiente architettonico diventa la prima immediata forma identitaria di riconoscimento della religione professata, le geometrie di composizioni  danno forma allo spazio evocando la spiritualità.

Nel mondo greco, già nel VII secolo a. C., si esprimeva il legame tra architettura e culto delle divinità. L’architettura rivestiva una funzione sociale per cui il tempio era la manifestazione del sentimento religioso di tutta la comunità.

Valle dei templi

Durante il VIII-VI secolo a. C. le strutture sacre erano simili alle dimore degli uomini, fino all’introduzione della pietra tagliata che determinò lo sviluppo delle polis greche.

Anche il tempio cominciò a prendere una dimensione specifica: iniziarono a sorgere templi attorniati da mura erette al fine di delimitare l’area sacra.

La caratteristica principale di questi edifici erano i portici sostenuti da maestose colonne che si innalzavano al cielo come per raggiungere le divinità.

Altari specifici ed edicolette venivano erette per ingraziarsi i favori degli dèi dell’Olimpo.

All’interno del tempio veniva custodita una statua della divinità a cui lo stesso era dedicato.

La struttura architettonica si basava su elementi portanti verticali che avvicinavano l’umanità alle divinità e elementi orizzontali come gli architravi, che ricordavano la finitezza dell’essere umano.

Volumi proporzioni degli edifici sacri erano perfettamente in equilibrio con il paesaggio.

Al fine di risaltare la maestosità e la sacralità dei templi questi vennero edificati in maniera tale da impedirne la visione assiale, pertanto solo tramite uno sguardo progressivo, avvicinandosi al luogo divino era possibile ammirarne l’intero splendore.

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L’occhio umano, data la sua curvatura, tende a deformare le linee rette degli edifici visti ad una certa distanza. Pertanto i Greci si ingegnarono utilizzando alcuni espedienti: costruirono le colonne in maniera tale che fossero più strette al vertice superiore, attraverso un procedimento di rastremazione, e più ampie al centro, questo rigonfiamento del fusto della colonna a circa un terzo della sua altezza prende il nome di entasi. Inoltre il diametro delle colonne esterne era inferiore a quello delle interne per evitare che sembrassero più sottili delle altre.

Paola Donatiello

03/03/2016

 

 

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