GETTY MUSEUM

J. Paul Getty Museum Los Angeles CA Aerial photogroahy by Stefen Turner

Ogni anno, nel mese di maggio a fine corso la Professoressa di Storia dell’Architettura Maristella Casciato accompagna i suoi studenti di Architettura dell’Università di Bologna in un viaggio di studio all’estero. Nel Maggio 2008 il viaggio in California era ricco di magnifici luoghi da visitare e prevedeva soste sia a San Francisco, sia Los Angeles. La California offre straordinari esempi di architettura contemporanea. Le ville californiane sono esempi straordinari di integrazione Architettura_Natura_Paesaggio. Solo visitando quelle ville ci si rende conto di cosa voglia dire progettare un’abitazione in armonia con l’esterno. La natura californiana è viva e presente nei progetti. Per chi studia la tipologia architettonica museale l’America, grazie ai grandi investimenti economici e tecnologici, dona grandi esempi di Musei contemporanei, pur non avendo opere di storia antica americane da esporre. Non potevamo non far visita allo spettacolare Paul Getty Museum sulle colline di Brentwood. Noi l’abbiamo visitato una domenica pomeriggio. Se volessimo valutare il successo di un museo giudicando la presenza o meno di visitatori, il numero di famiglie che passeggiavano nel museo e soprattutto che si sdraiava e passeggiava nei fantastici giardini attorno, si può dire che il Getty Museum ha un enorme successo! Richard Meier ha creato un’opportunità singolare di vivere lo spazio verde in assoluta libertà e pienezza. Dopo aver visitato il Getty Museum abbiamo fatto tappa nell’altra sede dell’immenso John Paul Getty Trust, la Getty Villa di Malibù, una ricostruzione fedele della celebre Villa dei Papiri di Ercolano. Da cittadina fanese l’obiettivo della mia visita alla Villa era quello di vedere come fosse esposto uno dei pezzi più importanti della collezione: la statua bronzea del Giovane Vittorioso, attribuibile allo scultore greco Lisippo. Furono quattro pescatori fanesi a ritrovare la statua, il 14 agosto 1964 nel mare Adriatico al largo di Fano ,catturata dalle reti del peschereccio “Ferruccio Ferri”. I testimoni raccontano di un enorme massa mostruosa, irriconoscibile, ricoperta di alghe. Da quel momento iniziò per la pregevole opera un viaggio che, in seguito ad un sotterramento in un campo di cavoli, e dopo la vendita ad un antiquario di Gubbio, si concluse nel 1977 in California con il Getty Museum che acquistò il bronzo per 3,9 milioni di dollari. Ignari del valore dell’opera i quattro pescatori si ritrovarono con un compenso di pochi spiccioli (2 milioni e 500 mila lire del vecchio conio). In particolare uno dei quattro pescatori, mi raccontò che egli con quel compenso vi comprò una lavatrice, e fu uno dei primi a Fano ad avere quel pregiato elettrodomestico. Ho cercato di rendere partecipi i miei compagni di università, per lo più romagnoli, tutti incuriositi da questa curiosa storia. Il Giovane Vittorioso si trova nella sala 210 al secondo piano, una piccola stanza climatizzata, con temperatura di 23°-25° C, per motivi di conservazione del metallo bronzeo (it’s housed in a special gallery that’s more humid than the rest of the museum to help preserve the metal). Le descrizioni riportano la storia del ritrovamento in una piccola città sul Mare Adriatico, senza citare Fano. Un altro pannello illustra la storia delle Olimpiadi e i simboli che significavano vittoria, come la sua corona di foglie d’alloro. Non c’era alcun riferimento allo scultore Lisippo il nome era semplicemente “Giovane Vittorioso”. Tra l’altro l’attribuzione dell’Atleta a Lisippo è stata messa in dubbio anche da Salvatore Settis, storico dell’archeologia e direttore della Normale di Pisa. La statua era là! Era così piccolo, alto solamente 165 cm circa. È un oggetto così minuto che riesce comunque a donare una grande emozione. Il fatto che sia privo di piedi lo rende ancora più bello! Spesso quando alle statue mancano parti del corpo, esse assumono ancora più fascino e valore (penso, ad esempio, alla Venere di Milo conservata al Museo del Louvre a Parigi). La mia professoressa Maristella Casciato provava solo ad immaginare cosa potesse significare una statua di tale importanza per una città come Fano. Di esempi originali in bronzo e (non copie romane) ne rimangono pochi al mondo, tra i quali i Bronzi dorati di Pergola e i Bronzi di Riace. Attualmente è in corso una sentenza per la restituzione del bronzo dal Getty Trust all’Italia, recentemente l’iniziativa è stata appoggiata anche dal Presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca e dall’Associazione culturale Le Cento Città. L’argomento è molto delicato: come già ribadito da Raffaella Morselli, storica dell’arte che conosce bene la struttura californiana, per la quale ha lavorato dal 1990 al 1994, è necessaria una distinzione preliminare: «In tema di restituzioni è necessario distinguere. Nel caso di opere d’arte trafugate durante la guerra purtroppo non si può fare più nulla, perché si scatenerebbe un giro vorticoso di restituzioni. Diversa è la situazione dell’incauto acquisto. In quel caso si può chiedere la restituzione. Nel caso del bronzo di Fano non esistono fogli di esportazione, né fu fatta la notifica al ministero dei Beni culturali che può far valere un diritto di prelazione in caso di vendita». Per ora a casa ho solo un grande poster comprato nel bookshop del Getty Museum che non restituisce sicuramente l’emozione che ho provato vedendolo e toccandolo.

Architetto Caterina Del Bianco

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