FABIO GIAMPIETRO L’ARTE DELLA SOTTRAZIONE IN DIVENIRE

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Fabio Giampietro è un artista contemporaneo che realizza dipinti stendendo su tela il colore ad olio per poi raschiare via e far emergere il bianco della tela. Questa tecnica consente la realizzazione di straordinari effetti di luce, contrasti in grado di dar forma e dimensione alle architetture raffigurate.

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Infatti le immagini archetipiche su cui l’artista lavora sono spesso architetture sperimentali e vertiginose come Coney Island ed il suo luna park, i grattacieli di New York. «Le armature urbane di giostre e grattacieli si rivelano per l’inganno che sono, ombre di mostri contemporanei proiettate su tela da una mano sapiente. Come i pigmenti che la retina suggerisce al cervello, così le tracce di olio ingannano anziché rivelare, fingendosi per ciò di cui sono soltanto una traccia sbiadita. La resistenza della realtà, lo spessore del corpo, scivolano dalle mani non appena si cerca di catturarle, lasciando nient’altro che ricordi a colori» M. Zappile.

Palcoscenico delle sue opere sono l’architettura urbana, le strade, gli edifici, scolpiti su tela edificando una nuova dimensione spazio-temporale sospesa e labile, avvolta in un sogno silenzioso.

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Void of Earth, personale esposta nel 2012 presso la Mondo Arte Gallery, ad esempio, è un percorso espositivo in cui la pittura si fa architettura ed allude a sensazioni di equilibrio precario, vertigini, desiderio di lasciarsi andare e razionale paura di cadere.

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Metropoli sogno o incubo? si tratta di una personale esposta presso la IFD Gallery Research di Milano decritta così da Gianluca Ranzi, curatore della mostra, «i volumi di acciaio, cemento e vetro acquistano una consistenza organica, sembrano gabbie toraciche che si dilatano nell’atto del respiro e ricordano la leggenda biblica di Jona e del ventre della balena; per questo posseggono una fortissima qualità evocativa, come se lo sguardo piombasse non solo nel ventre della metropoli ma tra i fasci di nervi, gli snodi arteriosi e le cellule di un organismo umano. Le gamme cromatiche, solo apparentemente fredde, sono giocate su una raffinatissima gamma di sfumature tonali dal nero a una miriade di grigi, spesso improvvisamente ravvivate da uno squarcio di luce bianca per sottolineare una prospettiva che si sfalda rivelando il cielo o una linea d’orizzonte incurvato che si estende a perdita d’occhio su un paesaggio vertiginoso al sapore di mescalina».

Paola Donatiello

4/03/2016

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