CORRIDOI DEL FUTURO NEL CINEMA DEL PASSATO

«Come gli antichi trassero ispirazione dell’arte dagli elementi della natura,

noi – materialmente e spiritualmente artificiali –

dobbiamo trovare quell’ispirazione negli elementi

del nuovissimo mondo meccanico che abbiamo creato»

Manifesto dell’Architettura futurista

In che modo il cinema di fantascienza si approccia all’architettura?

L’architettura nei film di fantascienza si fa futuristica, va oltre il pensabile, osa di più creando  immaginari costruiti altamente flessibili e manipolabili, uscendo dalla passione nostalgica per l’antico passato.

La fantascienza ha costruito le città del futuro. Andiamo ad osservare un particolare architettonico che caratterizza la maggior parte dei film di questo genere prendendo spunto da una ricerca svolta dall’artista e ricercatore spagnolo Serafín Álvarez.

Il suo lavoro si concentra principalmente su rappresentazioni popolari di esperienze soggettive, prodotte dal cinema, e mediate da sviluppi tecnologici e scientifici, specialmente sui cambiamenti nella percezione della realtà.

In collaborazione col Dipartimento della Cultura del governo autonomo catalano l’artista ha creato un blog, in cui raccoglie immagini di corridoi di famosi film di fantascienza.

Corridoi sinuosi, tunnel oscuri, gallerie futuristiche sono i luogo più frequentato nei film di fantascienza, molte scene trovano in essi la propria ambientazione, non sono quindi un dettaglio trascurabile.

Talvolta abbaglianti, oppure cupi, fatiscenti, psichedelici, sempre svolgono il ruolo di principale via di fuga. Si tratta di punti focali dai quali si irradiano infinite linee, indefiniti mondi e surreali dimensioni. Nodi e trame della topografia dell’impensato di componente onirica.

Penso a Resident Evil di Paul W. S. Anderson, e a quei cunicoli bui con pilastri e pareti che si susseguono come un’eco architettonico.

Resident Evil Retribution (2012, Paul W. S. Anderson)Resident Evil (2002, Paul W. S. Anderson)

Diversi invece i corridoi di X-MAN 2 dove geometrie di luci ed ombre disegnano la prospettiva da seguire per giungere alla meta.

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In Captain Harlock di Shinji Aramaki possiamo notare corridoi di diversa natura, alcuni come bunker fatiscenti illuminati da brevi accenni di luce che ci ricordano la pittura del maestro Caravaggio, altri delimitati da luci laser ci proiettano verso dimensioni futuristiche; anche la bioedilizia emerge nell’immaginario architettonico del film, altri corridoi ancora echeggiano, invece, le sovrastanti antiche strutture imperiali o gotiche dove il gioco di chiaro scuri è sempre il protagonista che dà voce alla struttura architettonica e allo spazio urbano.

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I corridoi sono elementi fondamentali anche in moltissimi film horror dato il loro ruolo di scappatoia. Si pensi ai sinistri corridori dell’Overlook hotel ideati dal maestro Stanley Kubrick nel Shining” (1980). E legati alla loro perfetta struttura architettonica e scenografica si insinuano sensazioni di paure e turbamenti che spesso accompagnano la vita quotidiana quando ci si trova soli a percorrere angusti corridoi.

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Paola Donatiello

22/01/2016

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