BOLLE E MATTONI: IL CASO DI LONDRA

Londra e l’ossessione del mattone, tutti in guardia dalla bolla immobiliare

Londra, meta ambita per molti giovani europei, merita in questi ultimi tempi un’attenzione particolare. Ad uno sguardo attento non può sfuggire l’attuale preoccupazione dei londinesi: basta leggere un quotidiano o distrattamente fare zapping sulla tv britannica per accorgersi che tutto verte intorno alla casa. Il mattone è una vera e propria ossessione: la casa è infatti il primo argomento dell’agenda politica, la protagonista di reality tv su costruzione, arredamento e vendita, e non passa un giorno senza che qualche commentatore metta in guardia dal pericolo di una pericolosa bolla immobiliare.

Molti analisti considerano il mercato immobiliare londinese come estremamente pericoloso: la penuria di abitazioni, la presenza di facoltosi investitori stranieri, la forte domanda e l’intervento del governo stanno gonfiando pericolosamente una bolla che per alcuni aspetti ricorda la recente crisi americana.

I fatti: a Londra si è sempre costruito meno del dovuto, la città è un polo attrattivo per le ricche élite internazionali e per migliaia di giovani studenti e lavoratori; affittare o comprare è dispendioso.
Il governo, nel tentativo di incentivare la ripresa economica ed aiutare i cittadini a diventare proprietari, è sceso in campo con l’ormai famigerato schema ‘Help to Buy’: lo schema garantisce un prestito fino al 20% per abitazioni del costo inferiore a £ 600,000; le banche poi forniscono il 75%, permettendo agli acquirenti di versare solo il 5% del valore della casa. Lo schema ha generato un’impennata della domanda e dei prezzi, che sono cresciuti fino al 17% all’anno in alcune aree della città. Ciò ha destato la preoccupazione di osservatori esterni come l’OECD che ha caldeggiato la possibilità di fermare o rendere più severi i requisiti per accedere al credito. Questa potrebbe rappresentare una soluzione, ma le conseguenze per il mercato degli affitti sarebbero disastrose. Un dilemma quindi.

I politici nel frattempo duellano a suon di promesse sul numero di abitazioni che saranno in grado di costruire se verranno eletti. Tuttavia a Londra si costruisce, forse non quanto necessario, ma c’è fermento: il mercato dei costruttori vede una ristretta cerchia di operatori lavorare su progetti residenziali di grande scala – si tratta però in larga parte di abitazioni inaccessibili ai più e non acquistabili tramite lo schema.

Le conseguenze finanziarie sono abbastanza prevedibili: se non verrà bloccato l’accesso ai mutui il debito difficilmente potrà essere ripagato – i tassi di interesse sono destinati a inevitabilmente a crescere – cosa che accadrà presto: Mark Carney, governatore della banca d’Inghilterra, ha infatti recentemente annunciato un aumento del tasso di interesse per il Natale venturo, mettendo in allarme le società di credito.

Contemporaneamente, il fenomeno si accompagna ad una rapida rigenerazione di quartieri periferici e allo sviluppo dei trasporti, trasformando e molto spesso gentrificando il territorio – una situazione che allontana e emargina i più deboli, i giovani e le famiglie.
Londra è stata da sempre una fucina di talenti artistici – riuscirà ancora ad attrarre e produrre talenti? La riconversione di laboratori in loft di lusso e l’incapacità da parte delle autorità locali di fornire agli artisti spazi di lavoro a prezzi sostenibili sembra una minaccia concreta alla vitalità e attrattiva culturale della città.

Sicuramente la città va sempre più configurandosi come un’aberrante eccezione sul territorio inglese; a parità di stipendio infatti, la spesa per la casa in città come Liverpool ad esempio, è nettamente inferiore – basti pensare che il costo medio per affittare è circa un terzo.

Viene da domandarsi quale sarà il futuro di questa città? Un’oasi per turisti benestanti e uomini d’affari?

Francesco Soragna
20 giugno 2014

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