AVALTRONI: «TROPPO SILENZIO SULL’ABOLIZIONE DEI MINIMI TARIFFARI»

Intervista con Matteo Avaltroni

Continua il ciclo di interviste di Idee al cubo con gli architetti che parteciperanno alla tappa anconetana di Un caffè con l’architetto che si svolgerà il 24 gennaio. In un momento difficile per il settore, abbiamo raccolto il loro parere sull’attuale situazione della professione, sulle difficoltà, sulle sfide che come professionisti incontrano quotidianamente nel loro ambito di lavoro, nella convinzione che le migliori idee possano emergere proprio se si lascia la parola a chi quotidianamente vive il mestiere sul campo.

Architetto Matteo Avaltroni, quali sono le difficoltà e le sfide con cui deve misurarsi quotidianamente un professionista del suo settore?
Le difficoltà sono soprattutto di natura burocratica, si perde troppo tempo prezioso in aspetti che poco riguardano la nostra professione.

Come rilanciare la professione? Che cosa dovrebbe fare la politica? Gli ecobonus e le detrazioni fiscali per l’adeguamento antisismico degli edifici sono misure sufficienti per rilanciare il comparto o dovrebbe essere fatto di più? Se sì, che cosa?
Per rilanciare la professione basterebbe allinearsi e guardare con interesse agli Stati europei la cui qualità dell’architettura è senz’altro maggiore e più diffusa. Innanzitutto servono delle leggi più chiare sulle competenze dei professionisti che ruotano nel settore dell’edilizia, a tutt’oggi tutti fanno tutto, anche senza competenze specifiche. E questo è necessario perché non è stato portato avanti un vero approccio culturale al progetto architettonico. Manca un’educazione, anche scolastica, che formi una consapevolezza del costruito che ci circonda. La politica dovrebbe inoltre favorire la competitività nei lavori pubblici utilizzando di più gli strumenti a disposizione come i concorsi di progettazione, i concorsi ad invito, invece che affidarsi a vecchi funzionari che ormai sanno fare i bandi solo come si facevano vent’anni fa. I sindaci hanno questa responsabilità, di inseguire un approccio culturale che premi il progetto piuttosto che il massimo ribasso. Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni sono state un ottimo incentivo anche se poco pubblicizzato.

Nel panorama attuale, il ruolo dell’Ordine è adeguato? Che cosa dovrebbe fare per intervenire in maniera più incisiva per salvaguardare la professione e la professionalità dei suoi iscritti?
Innanzitutto dovrebbe difendere di più i propri iscritti. Abbiamo assistito in silenzio all’abolizione dei minimi tariffari. Questo significa poca incisività. Se l’Ordine non è in grado di tutelare i propri iscritti è meglio toglierlo. Fortunatamente col ricambio generazionale le cose stanno cambiando, gli architetti della mia età che sono entrati nell’ordine hanno dato un ottimo impulso a molte novità con voglia di fare e di organizzare e questo è meritevole.

Il presidente Freyrie ha auspicato il rilancio della proposta di legge sulla qualità dell’architettura, che premierebbe la realizzazione delle opere pubbliche attraverso concorsi di progettazione o di idee, aprendo in tal modo ai giovani la strada del mercato della progettazione dalla quale oggi sono esclusi. Pensa che un concorso sia sufficiente per aprire la strada e risolvere i problemi dei giovani architetti?
È un inizio, meglio fare i concorsi che non farli. Oltre a farli, bisognerebbe promuoverli, incentivarli in modo tale che questo nuovo modo di fare renda partecipi anche i cittadini del merito che entra nei lavori pubblici. Servono politici illuminati e funzionari competenti.

ROSALINDA CAPPELLO 

13 gennaio 2015

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