ARTIGIANI 2.0, L’ECONOMIA DEL FUTURO CREATA DAI MAKERS

Le novità dalla mostra del digital manifacturing

L’economista Theodore Levitt, professore ad Harward diceva che «come l’energia è la base della vita stessa, e le idee la fonte dell’innovazione, così l’innovazione è la scintilla vitale di tutti i cambiamenti, i miglioramenti e il progresso umano». E l’innovazione è stata protagonista per la seconda volta al Maker Faire-The European Edition, la mostra di digital manifacturing che si è appena chiusa all’Audiotrium Parco della Musica di Roma, nell’ambito della Innovation Week.

Protagonisti assoluti i makers – provenienti da trentatré nazioni diverse, Italia compresa – che hanno fatto conoscere il loro lavoro a metà tra sapere tecnologico e sapere artigianale. È grazie alle abilità di questi artigiani tecnologici che la creatività e l’innovazione si incontrano.  Con loro il design trova la sua strada privilegiata nel digitale.

In questo periodo di crisi, i makers propongono anche un nuovo modo di fare impresa – sperimentando nuovi approcci alla produzione basati su tecnologie a basso costo – facendo di tecnologia, design, arte e sostenibilità modelli di business alternativi e autonomi, attraverso la riutilizzazione e condivisione dei risultati, software e hardware open source. Sono i precursori di una terza rivoluzione industriale, organizzati in comunità virtuali e in laboratori di fabbricazione digitale dove realizzano, per esempio con le stampanti 3D, gli oggetti frutto della loro creatività.

Sempre connessi, usano il web per pubblicizzarsi e per vendere i loro prodotti, organizzano laboratori di formazione e condividono il loro know how liberamente. Sono soprattutto giovani, come i vincitori del premio Maker Faire assegnato al team italiano AUGH che ha progettato una lampada interattiva, open source, dotata di sensori e microfoni, che oltre a permettere funzionalità nuove, come la sveglia crepuscolare e un sistema ambilight per l’home theatre, è anche una sorta di baby monitor evoluto, che riconosce il pianto del bambino, inviando un segnale al genitore, e diventa una presenza amica capace di raccontare favole. Tramite un’app, infatti, il bambino può selezionare la sua fiaba preferita e la lampada si anima nel racconto sonoro ma anche nel racconto visivo, mediante sorgenti di luce led, offrendo una narrazione in cui luce e audio sono sincronizzate con il senso della storia narrata.

Lo stesso team ha vinto l’Hackathon di H-ack living, una maratona lunga ventiquattro ore che ha visto trecento ragazzi divisi in squadre di sviluppatori, architetti, designer, ingegneri e specialisti del marketing gareggiare sul tema della casa del futuro, attraverso tecnologie capaci di interagire con gli oggetti domestici di uso quotidiano e di renderli connessi.

All’interno della Maker Faire, infine, ha trovato spazio anche l’iniziativa di Impact Hub Roma – che fa parte di network globale di spazi per la Social Innovation, a supporto di start up, imprese e iniziative innovative e di impatto positivo per la società – che ha organizzato una giornata di lavoro coinvolgendo oltre trecento persone chiamate a co-creare, attraverso una piattaforma comune di proposte e di esperienze, l’ecosistema della Social Innovation City: una città a prova di futuro.

I partecipanti hanno dato il loro contributo per identificare gli elementi chiave per lo sviluppo di un sistema innovativo a forte impatto sociale in una città metropolitana. Tra i temi affrontati, quello dell’innovazione urbana e la creazione di comunità di city makers; le innovazioni tecnologiche e sociali da parte dei governi locali; la competizione collaborativa tra pubblico e privato per la creazione di città e comunità resilienti; gli strumenti di co-design e di co-creazione di servizi; le iniziative per una società accessibile, senza barriere; il ruolo dei network e della tradizione, della conoscenza del territorio e dell’innovazione rurale.
L’innovazione è anche questa.

Rosalinda Cappello

6 ottobre 2014

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