AGOSTINI: «LAVORIAMO PER UNA SCUOLA SENZA CONFINI»

L’ad di Spaggiari sul ripensamento degli spazi fisici e virtuali funzionali alla flipped classroom

L’adeguamento della scuola alla didattica aumentata dalle tecnologie, in linea con i nuovi stili di apprendimento e con le nuove strategie di insegnamento, vede molto attiva sul campo l’azienda parmense Spaggiari. Creata nel 1926, è da sempre impegnata nella realizzazione e nella commercializzazione di prodotti in linea con le esigenze del mondo scolastico, con una quota di mercato del 60 percento. In principio e per decenni, furono il registro con le alette, le pagelle, i libretti per giustificare le assenze degli alunni, i giornali del professore. Poi, con l’avvento della tecnologia digitale, l’azienda si è proiettata in avanti proponendo accanto ai prodotti tradizionali, un’innovativa serie di materiali progettati e pensati per la scuola 2.0.

«Cominciando ad aprirci al digitale, avevamo un obiettivo: riuscire a soddisfare le esigenze di circa un milione di dirigenti scolastici, docenti, studenti e genitori attraverso i nostri sistemi che consentissero loro di lavorare meglio, di studiare meglio e di seguire più da vicino la vita della scuola». Ricorda così il passo verso la digitalizzazione dei prodotti Riccardo Agostini (nella foto sopra), amministratore delegato del gruppo. «In giro c’erano sperimentazioni di registri elettronici e dei relativi software, ma il loro utilizzo da parte delle scuole era ancora molto limitato e incontrava diffidenze. Per questo abbiamo pensato di dover lavorare alla realizzazione di sistemi davvero utili e semplici che tutti, dirigenti, insegnanti, genitori e alunni, potessero usare senza difficoltà.

Lo scopo? «Far risparmiare tempo ai docenti, sia in classe che a casa, ridurre le attività operative e burocratiche per dare più spazio alla gestione della didattica e al rapporto con gli studenti per i professori, snellire il lavoro delle segreterie e consentire ai genitori di  poter essere agevolmente e quotidianamente vicini al percorso didattico e formativo dei loro figli e di rilevarne presenze e voti». È stata questa fin dall’inizio l’ambizione di ScuolAttiva e di Classeviva che «ogni giorno registra più di 350mila utenti, con un milione di visitatori unici al mese», precisa Agostini citando una statistica Alexa, secondo cui la tecnologia Spaggiari è la più utilizzata. «Oltre novemila e cinquecento scuole pubbliche o private acquistano qualcosa dal nostro gruppo – continua – che siano riviste specializzate, global coordinator, cablaggio, wifi, software, piattaforme, tablet, lavagne interattive o hardware».

L’azienda di Parma ha pensato anche «un social network speciale destinato a circa due milioni di ragazzi, docenti e dirigenti per consentire loro di formare gli studenti a un utilizzo responsabile, cosa che non è consentita dagli altri social network esterni. Quello creato da noi appartiene alla scuola che può gestirlo dall’interno e può essere utilizzato dagli alunni nell’ambito del loro istituto o anche in connessione con istituti diversi, mette in rete docenti e dirigenti per la produzione di contenuti, per l’aggiornamento e per contatti e iniziative di tipo strettamente scolastico».

Spaggiari non si limita soltanto alla realizzazione di prodotti e tecnologie per la scuola, ma punta anche alla formazione di chi vuole costruire la scuola del futuro. Tra qualche mese, infatti, si svolgerà la seconda edizione della summer school organizzata dall’azienda e ospitata a Sarteano, in un’abbazia dell’XI secolo: «Saranno cinque giornate in cui verranno approfonditi e analizzati vari temi con il contributo di un team di docenti universitari, docenti esperti, progettisti e dirigenti delle scuole più all’avanguardia. Sarà una comunità creativa che si confronterà e lavorerà per trovare soluzioni di effettiva sostenibilità, al fine di realizzare ulteriori passi sulla strada dell’innovazione scolastica».

Quella di Spaggiari è anche «una scuola senza confini che deve ripensare i propri spazi fisici e virtuali». E il ripensamento passa anche «dagli arredi, che – come ricorda l’amministratore delegato – non sono soltanto i banchi, comunque riprogettati per l’interazione in classe di alunni dotati di dispositivi tecnologici, e le sedie ma anche i setting, il cablaggio, le apparecchiature. Si tratta di un aggiornamento nel modo di concepire gli spazi, non soltanto di quelli formali, le classi, ma anche di quelli informali, le mense, le aule degli insegnanti, le sale di registrazione, le biblioteche multimediali, le piattaforme che permettano ai ragazzi di costruire il sito della propria scuola e ai professori di aggiornarsi attraverso l’e-learning. È uno sforzo complessivo, che coinvolge architetti, docenti e tutte le figure specializzate nel settore, al quale partecipano realtà innovative sparse su tutto il territorio, da Bolzano alla Sicilia».

In breve, non un semplice cambiamento di immagine, colori e arredi della scuola, ma una riprogettazione funzionale alla flipped classroom, cioè a una didattica non più soltanto frontale, ma partecipativa, che coinvolge attivamente i ragazzi nella loro formazione.

ROSALINDA CAPPELLO

30 marzo 2015

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