«A FERMO, UN PREMIO PER L’ARCHITETTURA DI QUALITÀ»

Il punto di vista di Giovanna Paci, presidente dell’Ordine degli architetti della provincia 

Giovanna Paci, laureata in Architettura a Venezia e dottore di ricerca in Urbanistica ad Ancona, è presidente dell’Ordine degli architetti di Fermo dal 2012. Con lei, come con altri rappresentanti delle istituzioni di categoria marchigiane, abbiamo discusso dei temi che interessano da vicino i professionisti.

In un contesto di crisi persistente, con un  mercato asfittico e fortemente concorrenziale, che cosa pensa delle iniziative che cercano di promuovere l’attività degli architetti, come community di settore e vetrine, agevolandone l’incontro con una potenziale committenza?
Senza dubbio costituiscono uno strumento utile, anche se ancora poco esplorato soprattutto dall’architetto “senior” che nella maggior parte dei casi manca di un approccio alle nuove tecnologie. È molto più facile e intuitivo per i giovani, nativi digitali, i quali in questo modo hanno la possibilità di conquistare un loro spazio di visibilità e raggiungere un maggior numero di contatti, che il professionista di esperienza ha, invece, consolidato nel tempo grazie a un rapporto fiduciario e continuo nel tempo. La cura del cliente è fondamentale e questo non può prescindere dal contatto diretto con chi si rivolge a noi alla ricerca di soluzioni ottimali. E ancora, l’incontro è importante non solo con la committenza, ma anche con i colleghi: solo dal confronto, infatti, può maturare un atteggiamento professionale consapevole, evitando di cadere in pericolosi percorsi autoreferenziali. Infine, grande attenzione ai contenuti, poiché se è innegabile che queste iniziative premiano la capacità di comunicazione delle idee, è altrettanto vero che alla base ci deve essere una forte strutturazione della propria conoscenza e della propria visione progettuale.

Secondo lei la liberalizzazione delle tariffe si è rivelata un modo efficace per creare più opportunità occupazionali? Quali effetti ha avuto sulla professionalità degli architetti?
Una certa visione liberista che ha permeato la cultura occidentale degli ultimi trent’anni aveva indotto a credere nel potere di autoregolazione del mercato, per cui sarebbe emersa da sola la professionalità del singolo, il suo valore e, di conseguenza, il giusto compenso da attribuire alla prestazione professionale. Oggi, possiamo dire che non funziona così, anche perché principalmente manca una seria cultura della qualità. L’eliminazione dei minimi tariffari – benché anche in vigenza degli stessi si verificavano elusioni della norma – ha in un primo momento consentito l’accesso nel mercato di un maggior numero di professionisti e dato l’illusione di una sana concorrenza, svelando poi l’inganno dell’aver equiparato l’attività intellettuale ad una mera attività commerciale. Nessun minimo tariffario, purtroppo, equivale a nessuna garanzia di prestazione minima. Tant’è vero che nel campo della sicurezza in cantiere non è previsto un ribasso dei costi a essa relativi, assumendo il principio della inderogabile tutela di dignità del lavoro, sicurezza e qualità. Paradossalmente si accetta che questo, invece, possa accadere per i servizi tecnici e intellettuali del professionista, senza considerare che ciò che è legato alla qualità di un’opera architettonica condiziona il nostro panorama per l’intera durata della sua vita d’esercizio, di gran lunga superiore a qualche decennio. L’appiattimento sull’unico criterio del prezzo più basso inficia la qualità. Inoltre, non si è vigilato su alcune regole che avrebbero dovuto mantenersi fisse: certezza dei pagamenti e sana competitività. Per esempio, la presunta concorrenza che si è voluta incentivare, in realtà, viene negata nel momento in cui agli enti pubblici si dà la norma che vieta il riaffido al medesimo professionista nell’arco dei cinque anni successivi al suo incarico: in molti casi, questo pregiudica la collaborazione di valide professionalità in nome di una ipotetica competitività.

Quali interventi si potrebbero mettere in campo (ancora) per tutelare la professionalità degli architetti?
Al di là dell’essere architetti o altro, il tema risulta pericoloso in quanto qualsiasi intento in tale direzione rischia di sminuire la complessità della professione stessa e delle competenze. Consapevoli di questo non si vuole avere la pretesa di proporre alcuna ricetta. Tuttavia, la richiesta che riteniamo prioritaria è una radicale riforma della pubblica amministrazione e una sostanziale revisione e riduzione dell’apparato normativo. Dal punto di vista “endogeno” bisogna, invece, ricordare che gli Ordini hanno, nel codice deontologico di cui si sono dotati, la tutela del decoro della professione. Abbiamo il dovere del rispetto di regole etiche a tutela del cittadino e della categoria professionale nella sua interezza, nonché il dovere di aprirci alla società.

Qual è in proposito l’impegno del suo Ordine?
Sin dal nostro insediamento abbiamo prestato particolare attenzione al rispetto delle regole da parte di tutti, a garanzia della collettività e dell’ambiente, che costituisce il contesto sensibile in cui operiamo.  Abbiamo offerto il nostro supporto gratuito all’interlocutore pubblico nella stesura di bandi e avvisi pubblici, abbiamo istituito un Osservatorio sui lavori pubblici nella provincia, offriamo una formazione gratuita che garantisce almeno il doppio del requisito minimo richiesto dal regolamento, cercando di proporre vere occasioni di approfondimento professionale. Ma, soprattutto, cerchiamo di stimolare una riflessione sulla qualità. A tal proposito, l’Ordine ha appena promosso un premio di architettura, il Premio d’architettura Fermo Immagine 2015, legato al territorio, a dimostrazione della presenza di opere di buona qualità alla portata di tutti. I concorsi sono strumenti utilissimi a riportare il progetto al centro e in questo caso intendiamo porre un’attenzione particolare anche alla committenza, poiché è una figura chiave nel determinare il successo dell’opera.

Chi può partecipare al premio e qual è il suo scopo?
L’iniziativa seleziona e fa conoscere opere di architettura che si distinguano per qualità dell’idea, innovazione e costruzione rispetto a materiali, tecnologie, sostenibilità e fattibilità, e che siano capaci di interpretare le aspirazioni della committenza e di creare ambienti migliori per la quotidianità, oltre che per la capacità di generare nuovi spazi relazionali e nuovi modi di abitare. Il premio è rivolto alle migliori opere di architettura realizzate da architetti italiani nel territorio della provincia di Fermo, ma anche altrove, da architetti iscritti all’Ordine della Provincia di Fermo. Il premio sarà assegnato a interventi di nuova costruzione o di recupero di edifici esistenti, ultimati nell’arco temporale compreso dal primo maggio 2010 al primo maggio 2015.

ROSALINDA CAPPELLO

1 agosto 2015

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