Danilo Guerri

Danilo Guerri

Architetto

Una progettazione pensata per essere costruita dal rapporto con i materiali a quello con gli artigiani. Danilo Guerri nasce a Castelferretti nel 1939.

Dopo il biennio passato al Politecnico di Milano si trasferisce alla facoltà di Architettura di Roma. Allievo di Libera e Quaroni (con il quale si laurea nel 1971), alterna allo studio la presenza nei cantieri, lavorando come associato dal 1966 nello studio TAU, per il quale realizza alcuni edifici residenziali nella zona di Fregene. Risale a questi anni inoltre, il rapporto di amicizia con Mario Ridolfi, spesso definito dall’architetto marchigiano un vero e proprio “padre putativo”. Nel 1972 apre uno studio a Falconara (AN) e abbandona così una carriera già ben avviata nella capitale. Nonostante i numerosi accostamenti con l’architettura di Ridolfi nella definizione di un proprio linguaggio, quella di Guerri è un’architettura disseminata di riferimenti (ripresi, interiorizzati e rielaborati) estesi all’intera storia dell’Architettura: dalle tecniche tradizionali del mattone e del legno, all’architettura del ferro dell’Ottocento passando per Morris, Mackintosh e Maybeck, fino alle evoluzioni avanguardiste dell’Inghilterra e dell’Olanda. Più che di forme gratuite e idee precostituite, l’intera opera di Guerri sembra innanzitutto frutto di una sconfinata passione per il mestiere e un’innata curiosità per la costruzione, che conferiscono alle sue opere un’elegante vivacità, ma senza tralasciare l’importanza della riflessione teorica sul ruolo urbano dei propri interventi. La ricchezza delle soluzioni è riportata infatti alle diverse scale e non si esaurisce nel disegno di dettaglio del ferro e del legno: ne sono un esempio le sperimentazioni sull’isolato e il rapporto con la città di “Villa Sorriso” a Senigallia, e la sala “urbana” del Teatro delle Muse, vera e propria piazza coperta della città. Si affiancano inoltre al tema della residenza (cui dedica gran parte della sua produzione), anche diversi progetti pubblici come le Muse di Ancona e la Biblioteca San Giovanni a Pesaro per i quali è anche possibile trarre molti spunti di riflessione sul tema del riuso di un edificio storico. La storia diventa per Guerri un tempo con cui confrontarsi alla pari, un altro presente del manufatto architettonico con cui instaurare un rapporto “parlando” una lingua comune, senza cesure nette, ma senza cadere nella nostalgia del passato. Architetto che “progetta per costruire”, dimostra che ancora oggi è possibile combinare le possibilità della costruzione e il dialogo con artigiani esperti (rappresentanti di un antico “saper fare”), con l’amore e la riflessione sul ruolo contemporaneo dell’Architettura.